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Le indagini

Teramo, inchiesta "Scuole sicure": dopo tre presidenti di Provincia le indagini verso sindaci e dirigenti tecnici

Si allarga l'inchiesta coordinata dal procuratore capo Ettore Picardi. Nel mirino altri Comuni dopo il caso del liceo Curie di Giulianova.

Foto IA
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di Giancarlo Falconi
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TERAMO. L'inchiesta "Scuole Sicure" coordinata dal procuratore capo di Teramo Ettore Picardi, potrebbe riservare nuovi sviluppi giudiziari e politici. Le indagini sulla sicurezza degli edifici scolastici dopo il terremoto del 2016 non si fermerebbero infatti al liceo scientifico Curie di Giulianova, che secondo la Procura avrebbe dovuto essere chiuso già nel 2017 per criticità sismiche e statiche.

Sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati anche altri sindaci, assessori, amministratori locali, dirigenti e funzionari degli uffici tecnici di Comuni della provincia di Teramo.

Il numero degli indagati sarebbe dunque superiore agli otto già emersi per il Curie: l'attuale presidente della Provincia Camillo D'Angelo, i suoi predecessori Diego Di Bonaventura e Renzo Di Sabatino e cinque dirigenti ed ex dirigenti dell'ente.

Le ipotesi di reato sarebbero le medesime: omissione di atti d'ufficio e, per i dirigenti, anche omissione di lavori in edifici che minacciano rovina.

L'esposto

L'inchiesta avrebbe preso origine dall'esposto presentato da due noti intellettuali teramani, il preside Lino Befacchia e il professor Elso Simone Serpentini, in relazione alla vicenda del Convitto Delfico. «Il nostro non era un esposto contro qualcuno, ma per la comunità», ha sottolineato Befacchia, aggiungendo che «le linee di responsabilità, quando accertate, dovranno segnare la differenza tra politica e dirigenza».

L'ex preside ha poi allargato la riflessione alla sicurezza di altri edifici pubblici: «È stato colpito il Delfico, ma ci piacerebbe sapere in che condizioni di sicurezza si sia operato dentro la Prefettura, il Tribunale e la Questura».

Più severa la posizione del professor Serpentini: «È ancora poco. La legge si muove in maniera pachidermica. Ci aspettiamo tante altre notizie e soprattutto la soluzione del giallo al Delfico. Perché il Delfico?».

Un'inchiesta che assumerebbe quindi dimensioni ben più ampie, coinvolgendo altri livelli politici, amministrativi e tecnici del territorio provinciale.

Resta centrale la questione delle responsabilità nella gestione della sicurezza scolastica: chi conosceva le criticità degli edifici, quali provvedimenti avrebbe dovuto adottare e perché eventuali interventi necessari non sarebbero stati eseguiti?

Ma l'inchiesta «Scuole Sicure» potrebbe anche suggerire una riflessione su un'altra emergenza, quella delle «Strade Sicure». Le condizioni di abbandono di numerose arterie provinciali e comunali del territorio teramano rappresentano infatti un problema di sicurezza quotidiana per automobilisti, motociclisti, ciclisti e pedoni.

Strade dissestate, protezioni insufficienti e, in diversi punti, guardrail mancanti o sostituiti da tempo con semplici transenne, spesso diventate soluzioni permanenti. Situazioni che sollevano interrogativi sulle responsabilità degli enti proprietari e dei soggetti incaricati della manutenzione.

Se per gli edifici scolastici la magistratura sta cercando di accertare eventuali omissioni e responsabilità, potrebbe aprirsi un'indagine analoga anche sulla sicurezza delle strade?