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di Tito Di Persio

TERAMO. La stagione turistica 2026 in Abruzzo si chiude con segnali complessivamente positivi, ma con molte incognite sui numeri reali. A mancare, ancora una volta, sono i dati ufficiali della Regione, indispensabili per capire l’effettivo andamento del comparto e valutare le performance delle singole destinazioni.
A fare il punto è Gianluca Grimi, imprenditore turistico di Giulianova, presidente regionale di Assoturismo Confesercenti e presidente provinciale di Confesercenti Teramo, che da tempo chiede la costituzione di un osservatorio regionale sul turismo. «I dati ufficiali non ce li abbiamo. Quest’anno la Regione non li ha ancora pubblicati e, come accade spesso, siamo in ritardo», sottolinea Grimi.
Le indicazioni disponibili, secondo l’analisi dell’esponente di Assoturismo, permettono comunque di tracciare una prima fotografia della stagione, pur con tutte le cautele necessarie. A livello regionale la crescita viene stimata attorno al 4-5%, mentre sulla costa teramana l’incremento sarebbe più contenuto, nell’ordine del 2-3%, con oscillazioni legate alle diverse tipologie di strutture ricettive. È stata una stagione dall’andamento particolare. Il caldo intenso di luglio ha spesso allontanato i turisti dalle spiagge nelle ore pomeridiane, riducendo anche le occasioni di consumo negli stabilimenti balneari e nei pubblici esercizi. Il quadro, però, non è stato uniforme: settembre ha registrato segnali migliori rispetto agli anni precedenti e anche ottobre ha mostrato qualche movimento in più, contribuendo a sostenere il bilancio complessivo.
«È stata un’annata difficile da interpretare», spiega Grimi. «La gente è uscita meno, ha speso meno e, in alcuni casi, ha preferito restare all’interno di alberghi e villaggi turistici dove aveva già acquistato servizi con formule all inclusive». Il dato più interessante riguarda la trasformazione del turismo in Abruzzo. La costa teramana, che nel 2012 rappresentava circa il 72% del movimento turistico regionale, oggi si attesterebbe intorno al 50%, con possibili ulteriori oscillazioni.
A crescere sono soprattutto alcune aree dell’entroterra, l’Alto Sangro, la Costa dei Trabocchi e il comparto dei camping e dei villaggi turistici, mentre il settore alberghiero tradizionale appare sostanzialmente statico. «La costa teramana non può crescere all’infinito. Le strutture ricettive sono quelle e la capacità di accoglienza ha dei limiti. Non si può parlare di aumenti del 25% senza chiedersi dove si possano collocare tutti questi turisti», osserva Grimi.
A Roseto degli Abruzzi, in particolare, l’ospitalità è cambiata profondamente negli ultimi anni: le strutture alberghiere lungo il tratto centrale del lungomare sono progressivamente scomparse, mentre una parte significativa dell’offerta si concentra nei camping e nei villaggi turistici, a partire dal Lido d’Abruzzo. Una trasformazione che rende ancora più complessa la lettura dei dati. C’è poi una distinzione fondamentale che spesso sfugge nel dibattito pubblico: quella tra arrivi e presenze. Gli arrivi indicano il numero di turisti che raggiungono una destinazione e pernottano in una struttura ricettiva, le presenze il numero complessivo delle notti trascorse. Un turista che soggiorna cinque notti genera un arrivo e cinque presenze: parlare di milioni di presenze, quindi, non significa che siano arrivati altrettanti milioni di persone.
Secondo le stime di Grimi, la costa teramana registra ogni anno circa 700-800mila arrivi che, con una permanenza media di sei-sette giorni, producono circa 3,2-3,4 milioni di presenze nelle strutture alberghiere ed extralberghiere. Il dato potrebbe avvicinarsi ai quattro milioni considerando anche le locazioni private e le seconde case, un segmento difficile da monitorare in modo completo.
«Il problema è che senza dati verificabili si rischia di confondere il turismo con l’escursionismo. Chi arriva in spiaggia da Teramo per trascorrere una giornata al mare non genera una presenza turistica. È necessario distinguere i due fenomeni», puntualizza Grimi. La trasparenza statistica resta quindi centrale. Le anticipazioni regionali, i dati dei singoli Comuni e quelli dell’imposta di soggiorno non sempre consentono di ricostruire un quadro completo e omogeneo. I dati della stagione 2025 sono arrivati soltanto a fine maggio 2026 e le cifre definitive della stagione appena conclusa, certificate dall’Istat, saranno disponibili soltanto nei prossimi mesi, indicativamente tra maggio e giugno 2027. Da qui la richiesta di istituire un osservatorio regionale per il turismo, una struttura indipendente e scientificamente qualificata, composta da Regione, università, Camera di Commercio e associazioni di categoria. «Da due anni chiedo a gran voce un osservatorio. Non si può lasciare che ciascuna amministrazione diffonda numeri senza un sistema di verifica. I giornalisti devono chiedere questo strumento, perché soltanto attraverso un’analisi scientifica possiamo capire realmente come sta andando il turismo in Abruzzo», conclude Grimi.
Una richiesta che riguarda non soltanto la costa teramana, ma l’intero sistema turistico regionale: senza dati certi diventa difficile programmare investimenti, individuare le criticità e costruire strategie capaci di sostenere un settore che rappresenta una delle principali risorse economiche dell’Abruzzo.