Tragedia
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di Tito Di Persio

TERAMO. Mentre i repubblicani contano i danni, il governatore della Florida con radici teramane prende la parola e non fa sconti. Il giorno dopo il voto dei midterm, mercoledì 4 novembre, Ron DeSantis ha definito il risultato dei repubblicani «vicino a un evento da estinzione», lo scenario peggiore possibile per il partito.
Ospite di Fox News, ha scandito che il voto è stato «senza dubbio, una bocciatura del presidente e del Congresso»: gli elettori, ha spiegato, sono rimasti a casa perché frustrati dalla scarsa produttività dei repubblicani alla Camera e al Senato. Poi l’affondo sui senatori del suo stesso partito e sull’immigrazione: «Perché non abbiamo codificato gli ordini esecutivi di Trump sull’immigrazione?».
Sui democratici nessuna indulgenza: sono impopolari, non hanno un mandato per assecondare tutte le loro fantasie di sinistra e ne sono stati solo i beneficiari. L’unico argine, per lui, è stata la Florida: lo Stato che ha tenuto la linea, con il suo seggio andato al repubblicano Byron Donalds, e che dopo gennaio resterebbe l’unico sotto controllo repubblicano. Il governatore avverte che al Senato potrebbe non esserci una chance di maggioranza fino al 2032 e che senza il Texas come àncora il partito non sarebbe più «vitale a livello nazionale».
Parole che per gli analisti suonano come un posizionamento in vista della corsa alla Casa Bianca del 2028. Nelle precedenti elezioni DeSantis aveva fatto un passo indietro, ritirandosi dalla corsa contro Trump, ma alle prossime potrebbe presentarsi come candidato dei repubblicani: un’ipotesi che lui non ha escluso.
E a Teramo la notizia ha un sapore particolare: le radici abruzzesi di Ron DeSantis erano state ricostruite nel 2023 dalla rivista americana Hailtoyo, che aveva fatto la genealogia dei presidenti Usa dagli anni 20 in poi. Il risultato: il 70% delle origini dalla provincia di Teramo e il 30% dall’Aquila.
Per parte di padre c’è Nicola DeSantis, nato nel 1898 a Canzano, emigrato nel 1915 a Greater Pittsburgh, operaio in un’acciaieria, morto nella contea di Beaver, in Pennsylvania, nel 1971; la moglie Maria Nolfi, nata nel 1901 sempre a Canzano, emigrò nel 1920, sposò Nicola nel 1921 e morì nel 1944. Per parte di madre, Karen A. Rogers, nata nel 1948, ha radici italiane nonostante il cognome: «Rogers» era in origine «Ruggiero» e arriva da Robert Kresienzo Delisio, nato nel 1896 a Pacentro, in provincia dell’Aquila, emigrato nel 1900 a Youngstown, in Ohio, ferroviere dal 1915 al 1963 e repubblicano attivo, morto nel 1979. Sua moglie, Anna Antoinette DeOto, nata nel 1898 nella regione di Campobasso, emigrò nel 1909, sposò Robert Delisio nel 1919 e morì a Youngstown nel 1989.
Eppure, di questa storia DeSantis non fa vanto: nelle 257 pagine della sua autobiografia la parola «italiano» non compare mai riferita alla sua ascendenza. Racconta dove hanno studiato e lavorato nonni e bisnonni, le migrazioni, le fedi, i profili professionali, militari e politici, ma senza alcuna concessione al Paese d’origine. Così le radici abruzzesi di Ron DeSantis restano un capitolo che l’America ha ignorato, e che oggi, tra Canzano e Pacentro, torna a far parlare.