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di Tito Di Persio

TERAMO. Sfrecciano sulle piste ciclopedonali a velocità che nulla hanno a che vedere con quelle di una normale bicicletta a pedalata assistita. Il fenomeno delle e-bike modificate o non conformi alle norme è sempre più evidente anche a Teramo e lungo la costa abruzzese, dove non mancano le segnalazioni di mezzi condotti spesso da adolescenti che rappresentano un potenziale pericolo per pedoni, ciclisti e per gli stessi conducenti.
L'ultimo episodio risale a ieri, martedì 7 luglio, quando un uomo è stato ripreso mentre percorreva la Ss 80, vicino Colleranesco a una velocità stimata intorno ai 50 chilometri orari, senza nemmeno pedalare. Un comportamento che riaccende il dibattito sui controlli e sulle responsabilità degli enti preposti alla vigilanza.
La normativa è chiara. Una bicicletta elettrica è considerata tale soltanto se il motore non supera i 250 watt di potenza, l'assistenza alla pedalata si interrompe a 25 chilometri orari e il mezzo non dispone di un acceleratore che permetta di procedere senza pedalare. Quando anche uno solo di questi requisiti viene meno, il veicolo non è più una semplice e-bike, ma viene equiparato a un ciclomotore.
In questo caso scattano obblighi ben precisi: immatricolazione, targa, copertura assicurativa e titolo di guida previsto dalla legge. La circolazione senza tali requisiti espone il conducente a pesanti conseguenze amministrative.
Le violazioni più frequenti riguardano la mancata immatricolazione, l'assenza dell'assicurazione obbligatoria, la circolazione senza targa, la guida senza il necessario titolo abilitativo e, quando previsto, il mancato utilizzo del casco. Le sanzioni possono sommarsi tra loro fino a raggiungere importi di diverse migliaia di euro, oltre al sequestro amministrativo del veicolo e, nei casi previsti, alla confisca.
Non meno rilevanti sono le conseguenze in caso di incidente. Se il mezzo risulta modificato o non conforme alla normativa, possono emergere ulteriori responsabilità e, nelle situazioni previste dalla legge, l'assicurazione può esercitare il diritto di rivalsa nei confronti del conducente per recuperare le somme eventualmente corrisposte a titolo di risarcimento.
Il tema, dunque, non riguarda soltanto il rispetto delle regole, ma soprattutto la sicurezza. Le piste ciclopedonali nascono per garantire la convivenza tra pedoni e ciclisti, non per trasformarsi in percorsi dove circolano mezzi assimilabili a ciclomotori. Da qui la richiesta, sempre più frequente da parte dei cittadini, di intensificare i controlli e contrastare un fenomeno che rischia di provocare gravi conseguenze.