Sanità
Teramo, liste d’attesa senza fine: ecocolordoppler alle carotidi nel 2030
di Giancarlo Falconi

Un percorso iniziato tra i banchi di una scuola teramana e arrivato fino ai laboratori della ricerca scientifica internazionale. È quello di Marco Di Antonio, ex studente del Polo Tecnologico Economico “Alessandrini-Marino-Pascal-Comi-Forti” di Teramo e oggi ricercatore all’Imperial College di Londra.
In occasione del Collegio dei docenti di inizio anno scolastico, la dirigente Maria Letizia Fatigati, a nome dell’intera comunità scolastica, ha voluto rivolgere un riconoscimento al ricercatore per gli importanti risultati raggiunti dal suo gruppo di lavoro.
Al centro delle più recenti ricerche coordinate da Di Antonio ci sono i cosiddetti G-quadruplex, particolari strutture del DNA che, invece della tradizionale configurazione a doppia elica, possono assumere forme tridimensionali più complesse, con quattro filamenti.
Si tratta di strutture presenti in regioni del genoma coinvolte nei meccanismi di attivazione e disattivazione dei geni e che da tempo vengono studiate per comprendere meglio il loro ruolo nell’organizzazione del materiale genetico e nell’espressione genica.
L’ultimo lavoro del gruppo di ricerca, pubblicato sulla rivista scientifica Nucleic Acids Research, si concentra in particolare sulla proteina Cockayne Syndrome B (CSB), associata alla sindrome di Cockayne, rara patologia genetica caratterizzata anche da fenomeni di invecchiamento precoce.
Gli esperimenti di laboratorio avrebbero mostrato come la proteina CSB possa formare particolari condensati, simili a piccole goccioline liquide, e come questo fenomeno risulti più evidente in presenza di G-quadruplex multimolecolari, indicati come mG4.
Il processo viene ricondotto alla cosiddetta separazione di fase, un meccanismo attraverso il quale alcune molecole riescono a organizzarsi in compartimenti dinamici all’interno delle cellule senza essere delimitate da vere e proprie membrane.
Secondo i risultati dello studio, la forma tridimensionale assunta dal DNA potrebbe dunque avere un ruolo nel modo in cui determinate proteine regolatrici interagiscono con il genoma. Una prospettiva che amplia il campo di ricerca: non sarebbe soltanto la sequenza genetica a influenzare questi meccanismi, ma anche la struttura fisica e tridimensionale del materiale genetico.
Gli studi potrebbero contribuire, in prospettiva, a comprendere meglio alcuni processi collegati all’invecchiamento e a patologie come il cancro. Lo stesso gruppo di Di Antonio aveva già evidenziato, in precedenti lavori, un accumulo di G-quadruplex nelle cellule di tumore ovarico durante lo sviluppo della resistenza alla chemioterapia, associato a variazioni dell’espressione dei geni.
Le possibili applicazioni terapeutiche, però, restano ancora tutte da verificare. Saranno necessari ulteriori studi, soprattutto su cellule viventi e modelli biologici più complessi, prima di poter individuare eventuali nuovi bersagli farmacologici.
Per il Polo “Alessandrini-Marino-Pascal-Comi-Forti” il valore scientifico della ricerca si accompagna però anche a quello simbolico di una storia di formazione: un giovane partito da una scuola di Teramo e approdato ai vertici della ricerca internazionale.
Ed è proprio questo il messaggio che la dirigente Fatigati ha voluto consegnare agli studenti all’inizio del nuovo anno scolastico: la scuola come punto di partenza di un percorso capace, attraverso studio, ricerca e formazione, di arrivare molto lontano.
Giancarlo Falconi