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Il caso

Teramo al buio, ora basta: chi spiega i continui guasti alla rete elettrica?

Diffide, tavoli tecnici e Commissione Vigilanza non sembrano aver prodotto risposte concrete. Resta aperta la domanda sugli investimenti annunciati da Enel e sulle cause delle continue interruzioni

Lavori Enel
Lavori Enel
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. Il nostro “ora basta” non nasce dall’ultimo blackout e neppure dalla rabbia del momento. È il risultato di una valutazione che dovrebbe essere ormai inevitabile: che cosa sta accadendo realmente alla rete elettrica di Teramo e quali investimenti sono stati effettuati negli ultimi anni per renderla più sicura e affidabile?

Perché il problema, ormai, non è soltanto la corrente che salta. Il problema è il silenzio. Nessuno parla in maniera chiara, nessuno spiega nel dettaglio le cause dei continui guasti tecnici, nessuno mette a disposizione dei cittadini una fotografia precisa dello stato della rete e degli interventi eseguiti o programmati. Nel frattempo si sono susseguiti richiami istituzionali, incontri e prese di posizione.

Ci sono state le diffide della Asl di Teramo, con il direttore generale Maurizio Di Giosia, e quelle del Comune guidato dal sindaco Gianguido D’Alberto. Eppure il rischio è che anche queste iniziative finiscano per cadere come foglie al vento se non saranno accompagnate da risposte tecniche, verificabili e soprattutto da risultati. Anche la Commissione Vigilanza della Regione Abruzzo, presieduta da Sandro Mariani, ha affrontato la questione. Ma, almeno fino ad oggi, l'impressione è quella di una forza istituzionale incapace di incidere realmente sul problema.

Lo stesso vale per i tavoli tecnici che negli ultimi mesi hanno riunito enti, amministratori e rappresentanti della società elettrica.Tante riunioni. Poche spiegazioni. La domanda rimane quindi elementare: perché a Teramo continuano a verificarsi guasti e interruzioni di energia elettrica? È un interrogativo ancora più pesante in una città nella quale la politica ha salutato come un risultato la prospettata delocalizzazione della centrale elettrica della Cona, mentre i cittadini continuano a convivere con disservizi che interessano abitazioni, attività commerciali, servizi pubblici e strutture sanitarie. C'è poi un altro tema sul quale sarebbe necessario fare chiarezza.

Qual è lo stato reale dei cavi e delle connessioni della rete cittadina? È stata verificata la presenza e l'incidenza di conduttori in alluminio e delle relative giunzioni con altri metalli? È noto, infatti, che nelle connessioni tra materiali differenti possono manifestarsi fenomeni di corrosione galvanica se progettazione, protezione e manutenzione non sono adeguate. Non significa affermare che questa sia la causa dei blackout teramani, ma rappresenta una delle ipotesi tecniche che meriterebbero una risposta precisa da parte del gestore, proprio per evitare supposizioni alimentate dall'assenza di informazioni.

Basterebbe rendere pubblici alcuni dati: quanti guasti si sono verificati negli ultimi anni, quali sono state le cause, quali componenti sono stati sostituiti, quanto è stato investito sulla rete di Teramo, quali lavori sono ancora previsti e con quali tempi. È chiedere troppo?

A questo punto non servono nuovi comunicati rassicuranti o nuovi tavoli destinati a essere dimenticati. Serve qualcuno che assuma il problema come una priorità e pretenda risposte. Chi tutela concretamente i cittadini teramani? Chi verifica gli investimenti effettuati? Chi controlla che una città capoluogo disponga di una rete elettrica adeguata alle esigenze di ospedali, imprese, famiglie e servizi pubblici? Dopo l'ennesima interruzione, il punto non è più soltanto quando tornerà la corrente. Il punto è capire perché continua ad andare via.