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La lettera

«Mia madre ha l’Alzheimer, non lasciateci soli»: l’appello di una caregiver contro i tagli all’assistenza domiciliare

Le famigliechiedono di poter continuare a prendersi cura dei propri cari senza essere lasciate sole

«Mia madre ha l’Alzheimer, non lasciateci soli»: l’appello di una caregiver contro i tagli all’assistenza domiciliare
di Tito Di Persio
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TERAMO. «L’assistenza domiciliare non è un lusso, ma un diritto». È il grido affidato a una lettera aperta da una caregiver che ogni giorno si prende cura della madre malata di Alzheimer. Una voce che racconta, senza filtri, cosa significa assistere una persona non autosufficiente quando anche quel poco di sostegno garantito dai servizi pubblici rischia di venire meno.

«Accudire una madre affetta da Alzheimer richiede ogni giorno pazienza, costanza, coraggio e tanta buona volontà», scrive la donna. Parole che raccontano una realtà fatta di difficoltà quotidiane, di giornate imprevedibili e di una malattia che progressivamente modifica la persona amata.

«Ogni mattina presenta una sfida nuova da affrontare e un progressivo spegnimento della persona che ami», racconta la caregiver. In questo percorso, l’assistenza domiciliare rappresenta per molte famiglie non un servizio accessorio, ma un sostegno indispensabile per riuscire a gestire la quotidianità e garantire alla persona fragile cure e attenzione.

Ed è proprio su questo punto che la donna concentra la sua denuncia. «L’unico aiuto concreto su cui potevamo contare era il servizio di assistenza domiciliare garantito dalle cooperative sociali». Operatori che, sottolinea, «lavorano con costanza e impegno per dare un po’ di sollievo alle famiglie in difficoltà».

Ora, secondo quanto denunciato nella lettera, quel sostegno sarebbe messo in discussione dalla riduzione delle risorse. «I tagli ai budget della ASL stanno colpendo proprio i servizi gestiti da queste cooperative, riducendo l’unico vero supporto che avevamo a disposizione».

Una denuncia che chiama direttamente in causa la politica e le istituzioni, dal Governo alla Regione, fino alla Provincia e ai Comuni. La caregiver contesta soprattutto la distanza tra ciò che viene annunciato pubblicamente e quello che accade nelle case delle famiglie che ogni giorno devono fare i conti con la non autosufficienza.

«Assistiamo continuamente a inaugurazioni, fotografie di rito e annunci di iniziative programmatiche. Ma la realtà che viviamo a casa è un’altra», scrive.

Poi la domanda, volutamente diretta: «Vi rendete conto del disagio profondo in cui gettate i nuclei familiari quando decidete di tagliare i fondi destinati all’assistenza domiciliare?».

Una questione che, nella sua denuncia, va oltre la singola famiglia. Perché dietro ogni persona non autosufficiente c’è spesso un familiare che diventa caregiver, con un carico assistenziale, organizzativo ed emotivo che può protrarsi per anni.

«Come si può continuare a fare propaganda politica quando le persone non autosufficienti e chi se ne prende cura vengono lasciati soli?», domanda ancora la donna.

La lettera arriva così al punto centrale: non una richiesta di privilegio, ma la rivendicazione di un sostegno considerato essenziale per poter continuare ad assistere a casa una persona fragile.

«Non chiediamo favori», scrive la caregiver. «Chiediamo la dignità di non essere invisibili».

Una frase che affida alla politica e alle istituzioni una domanda precisa: quale risposta verrà data alle famiglie che chiedono di poter continuare a prendersi cura dei propri cari senza essere lasciate sole?