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Silvi, Scordella torna sulla lite in Comune: «Dopo l'accaduto vidi Lella e Di Marco abbracciarsi»

Ora il primo cittadino aggiunge un dettaglio relativo ai momenti immediatamente successivi alla lite

Scordella
Scordella
di Tito Di Persio
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SILVI. Non si ferma la bufera politica che ha investito il Comune di Silvi dopo la lite tra l'ex assessore Gianpaolo Lella e la vicesindaca Luciana Di Marco. Dopo aver azzerato la giunta comunale e aver aperto una fase di riflessione sul futuro dell'amministrazione, il sindaco Andrea Scordella torna a parlare della vicenda e aggiunge un particolare che, a suo dire, finora non sarebbe stato raccontato.

Una precisazione che arriva mentre il primo cittadino è finito al centro di numerose critiche e attacchi sui social, con una parte della città che gli contesta la gestione politica dell'accaduto. Scordella, però, continua a fornire la propria ricostruzione dei fatti e respinge l'idea che la responsabilità di quanto avvenuto possa essere ricondotta direttamente alla sua persona.

La vicenda risale alla serata di martedì 29 settembre, quando, durante una riunione della maggioranza convocata in vista del Consiglio comunale, il confronto tra Lella e Di Marco è degenerato. Secondo quanto riferito pubblicamente, la discussione avrebbe avuto anche uno sbocco fisico e la vicesindaca avrebbe successivamente fatto ricorso alle cure dei sanitari. Lella, il giorno successivo, ha rassegnato le dimissioni da assessore.

Il sindaco Scordella aveva definito l'episodio «vergognoso», prendendo le distanze senza esitazione da quanto accaduto. Poi, dopo le dimissioni di Lella, ha deciso di azzerare l'intera giunta, precisando che il provvedimento non rappresentava una sfiducia nei confronti degli assessori, ma una scelta dettata dalla necessità di affrontare il momento delicato con maggiore serenità e trasparenza e di aprire un confronto con le forze politiche.

Ora il primo cittadino aggiunge un dettaglio relativo ai momenti immediatamente successivi alla lite. «Dopo l'accaduto e dopo le mille scuse di Lella per il gesto», racconta Scordella, «ho visto Lella e la Di Marco abbracciarsi per ricomporre la situazione».

È proprio questo, secondo il sindaco, uno degli elementi che finora non sarebbe stato raccontato nel dibattito pubblico esploso dopo la vicenda.

Scordella prosegue spiegando di aver quindi chiesto agli assessori di lasciare il suo ufficio: «In quel momento per il fatto accaduto ho chiesto agli assessori di andare a casa, per calmare la situazione e soprattutto perché non era il caso di stare più lì». Tutti, riferisce il sindaco, sarebbero quindi usciti dall'ufficio nel quale si era svolta la riunione.

Un passaggio che Scordella distingue nettamente dalla posizione dei consiglieri comunali. «Non ho chiesto ai consiglieri di farlo, ma ognuno ha scelto se restare o andare via», precisa.

Il sindaco spiega inoltre perché, nonostante quanto accaduto, abbia deciso di recarsi comunque in Consiglio comunale insieme ai pochi consiglieri rimasti. «Dovevamo approvare il debito fuori bilancio delle famiglie sfollate», afferma Scordella, aggiungendo una considerazione personale: «Non sono mai scappato nella mia vita dalle responsabilità».

Ed è proprio sulla propria posizione che il sindaco concentra la parte finale del suo intervento, in un momento nel quale la vicenda continua a provocare reazioni e critiche nella comunità silvarola.

«Si sta cercando per forza la responsabilità del sindaco», sostiene Scordella, «io non la vedo in quello che è successo, ma forse qualcuno ha altri pensieri o altre mire».

Parole che aggiungono un nuovo elemento al confronto politico aperto dopo l'episodio e dopo l'azzeramento della giunta. La decisione del sindaco ha infatti aperto una fase di verifica all'interno della maggioranza, mentre resta da capire quale sarà il futuro dell'amministrazione comunale e se le forze politiche che hanno sostenuto Scordella riusciranno a ricomporre le fratture emerse nelle ultime settimane.

Per ora il sindaco ha scelto di continuare a spiegare la propria posizione, aggiungendo dettagli alla ricostruzione di quella serata e rivendicando di non essersi sottratto alle proprie responsabilità istituzionali. Una vicenda che, a Silvi, non sembra ancora arrivata all'ultimo capitolo.