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L'impugnazione

Rigopiano, nuovo ricorso in Cassazione: contestate due assoluzioni e il calcolo della prescrizione

Il procuratore generale di Perugia Sergio Sottani impugna la sentenza del processo bis. Al centro del ricorso di 21 pagine le posizioni dell’ex sindaco di Farindola Lacchetta e del tecnico Colangeli. Anche una sopravvissuta presenta ricorso ai fini civili

Rigopiano, nuovo ricorso in Cassazione: contestate due assoluzioni e il calcolo della prescrizione
di Redazione Teramo
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TERAMO. Le responsabilità dell’ex sindaco di Farindola, quelle del tecnico comunale e l’applicazione dei termini di prescrizione. Sono i tre aspetti sui quali si concentra il ricorso presentato in Cassazione dal procuratore generale di Perugia Sergio Sottani contro la sentenza del processo bis per la tragedia di Rigopiano, nella quale il 18 gennaio 2017 morirono 29 persone.

Nelle 21 pagine dell’impugnazione viene contestata innanzitutto l’assoluzione dell’ex sindaco Ilario Lacchetta. Secondo la Procura generale, il primo cittadino avrebbe avuto autonomi obblighi di prevenzione e tutela della pubblica incolumità anche in assenza della Carta di localizzazione del pericolo valanghe.

Analoga contestazione riguarda l’ex tecnico comunale Enrico Colangeli, al quale viene attribuita una posizione di garanzia derivante dalla normativa sugli enti locali e regionale, anche in relazione alla sua partecipazione alla commissione comunale per la prevenzione del rischio valanghe.

Il terzo punto interessa tutti gli imputati e riguarda l’interpretazione dell’articolo 157 del codice penale. Sottani sostiene che il raddoppio dei termini di prescrizione debba applicarsi anche all’omicidio colposo plurimo e non soltanto al disastro colposo.

Anche una sopravvissuta ricorre in Cassazione

A esprimere soddisfazione per l’iniziativa della Procura generale è l’avvocato Wania Della Vigna, legale di alcune parti civili. «Come avvocato di parte civile accolgo con estremo favore il ricorso della Procura Generale di Perugia, che impedisce di far calare il sipario sulle responsabilità di questa immane tragedia», ha dichiarato.

La legale ha inoltre presentato un autonomo ricorso, limitato agli effetti civili, nell’interesse di Giorgia Galassi, una delle undici persone sopravvissute alla valanga. «Le vittime, i familiari e i sopravvissuti di Rigopiano hanno il sacrosanto diritto di avere un’ultima, definitiva parola di giustizia da parte della Suprema Corte», ha sottolineato Della Vigna.

La sentenza del processo bis

La decisione della Corte d’appello di Perugia, arrivata dopo oltre otto ore di camera di consiglio, aveva stabilito tre condanne, cinque assoluzioni e due prescrizioni.

A due anni erano stati condannati gli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci. Assolti Lacchetta, Colangeli e gli ex dirigenti regionali Carlo Giovani, Sabatino Belmaggio ed Emidio Primavera. Prescrizione dichiarata invece per gli ex funzionari della Provincia di Pescara Mauro Di Blasio e Paolo D’Incecco.

Il processo bis era stato celebrato dopo il rinvio disposto dalla Cassazione per dieci imputati. Ora sarà nuovamente la Suprema Corte a esaminare le questioni di diritto sollevate, in un procedimento giudiziario che prosegue a quasi dieci anni dalla tragedia dell’hotel di Farindola.