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Fa discutere

Posti riservati agli eventi, una polemica che a Roseto si ripete da anni: «La trasparenza è l'unica risposta»

Le proteste non si fermano: dopo le parole del primo cittadino, resta aperto il confronto su istituzioni, sponsor e diritto dei cittadini ad assistere agli eventi

Un evento
Un evento
di Tito Di Persio
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ROSETO DEGLI ABRUZZI. C'è una polemica che, puntualmente, torna ogni estate. È quella dei posti riservati durante gli spettacoli organizzati in città. Un tema che divide e che, al di là delle posizioni politiche, continua ad alimentare il malcontento di molti cittadini.

Nei giorni scorsi il sindaco Mario Nugnes ha definito la questione una «protesta fuori luogo», ribadendo che la presenza delle istituzioni nelle prime file rappresenta «un segno di rispetto istituzionale» e non un privilegio. Il primo cittadino ha inoltre ricordato che, in molte manifestazioni, è l'organizzazione a stabilire l'assegnazione dei posti riservati, anche in funzione degli sponsor che sostengono economicamente gli eventi.

Una posizione chiara, che però non sembra aver spento le critiche. La questione, infatti, va avanti da almeno due anni e, se continua a riaffacciarsi con la stessa intensità, significa che rappresenta un problema percepito da una parte della cittadinanza.

Non è una vicenda nuova. Già il 16 agosto 2024, dopo il concerto di Roberto Vecchioni, avevamo sollevato pubblicamente una domanda destinata a far discutere: «A Roseto esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B?». In quell'occasione venne segnalata la presenza di circa 170 posti riservati durante un evento finanziato con risorse pubbliche. Una scelta che suscitò molte critiche.

«Non è una festa privata», osservava quella sera Marco, presente all'evento. «Quando una manifestazione è pagata anche con i soldi dei cittadini, tutti dovrebbero avere le stesse opportunità di assistervi». Dello stesso tenore anche il commento di Luca, che segue da anni gli eventi estivi in Abruzzo: «In tante piazze abbiamo visto sedie riservate alle autorità, ma intere file bloccate come accade qui fanno inevitabilmente discutere». Le lamentele non si sono mai spente. Anzi, ogni estate tornano a riaffiorare.

«Una volta erano riservati pochi posti in prima fila, ed era normale», racconta Anna. «Adesso, invece, capita di vedere decine e decine di sedie occupate ancora prima dell'inizio dello spettacolo. È una situazione che lascia l'amaro in bocca». Anche Giovanni condivide la stessa impressione: «Non contesto il posto destinato al sindaco, alle autorità civili o alle forze dell'ordine. Quello è sempre esistito. Il problema nasce quando le file riservate sembrano diventare troppe».

C'è poi chi richiama l'attenzione sulle persone più fragili. «Chi accompagna un familiare con disabilità dovrebbe poter trovare facilmente uno spazio adeguato», sottolinea Paola. «È un aspetto che non dovrebbe mai passare in secondo piano». Nessuno mette in discussione il rispetto dovuto alle istituzioni o il ruolo degli sponsor che contribuiscono alla realizzazione degli eventi. Il punto è capire quale sia il giusto equilibrio tra le esigenze del protocollo e il diritto dei cittadini di partecipare a manifestazioni finanziate anche con risorse pubbliche. Forse la soluzione è più semplice di quanto sembri. Basterebbe rendere pubblici i criteri con cui vengono assegnati i posti: quanti sono destinati alle autorità, quanti agli sponsor e quanti restano realmente a disposizione dei cittadini.

La trasparenza, spesso, spegne le polemiche molto più di qualsiasi dichiarazione. Perché quando una contestazione si ripresenta anno dopo anno, difficilmente può essere liquidata come un episodio isolato. Significa che una parte della città continua a chiedere una risposta. E merita almeno di essere ascoltata.