Abruzzo Daily

Logo
Logo
Infrastrutture

Ponte sul Salinello, tre anni di attesa e nessuna soluzione: la viabilità resta ostaggio del degrado

Il quadro rimane lo stesso tra imbarazzi e rimpalli di responsabilità

Il ponte dopo il crollo
Il ponte dopo il crollo
di Giancarlo Falconi
2 MINUTI DI LETTURA


TERAMO. Sono passati oltre tre anni dal crollo del ponte sul torrente Salinello, lungo la strada provinciale SP12 tra i comuni di Sant’Omero e Bellante, ma la situazione resta drammaticamente immutata. Era la notte del 29 dicembre 2022 quando, intorno alle 23, si verificò il cedimento della struttura. Solo per un caso fortunato nessun veicolo stava transitando in quel momento.

Secondo le prime ipotesi, a causare il collasso sarebbe stato il cedimento di una trave in cemento armato, nonostante sul ponte fosse già presente segnaletica che limitava il transito ai mezzi con peso inferiore alle 12,5 tonnellate. Furono alcuni automobilisti a lanciare l’allarme e a mettere in sicurezza l’area con nastro segnaletico improvvisato, in attesa dell’intervento della Provincia di Teramo, che provvide alla chiusura della strada con barriere in cemento.

Sul posto si recò anche il presidente della Provincia, Diego Di Bonaventura, per un sopralluogo. La viabilità venne deviata su percorsi alternativi.Ad aprile 2025, a distanza di oltre due anni dal crollo, i cittadini tornarono a denunciare una situazione di totale abbandono. Il ponte era ancora chiuso e privo di qualsiasi intervento di ripristino. Per attraversare la zona, molti residenti erano costretti a passare attraverso strade sterrate e campi quando il tempo lo permetteva, oppure ad allungare il percorso di circa 10 chilometri nei giorni di pioggia. Una condizione che ha creato disagi pesanti, soprattutto per chi non dispone di mezzi adatti ad affrontare guadi o tratti dissestati.Tra rabbia e amarezza, i cittadini parlavano di sopralluoghi, promesse e passerelle politiche in campagna elettorale, senza che però nulla si sia mai tradotto in interventi concreti. Secondo molti basterebbe una soluzione provvisoria, come una gettata di cemento ben strutturata con un corretto incanalamento delle acque, per garantire almeno un passaggio sicuro, come già avvenuto in passato in altre zone della vallata.

Gennaio 2026: il quadro non è cambiato. Il ponte è ancora chiuso, i new jersey sono sempre lì e i disagi per la viabilità e la sicurezza restano quotidiani. Una situazione che coinvolge più comuni e che, secondo i cittadini, meriterebbe una presa di posizione forte e pubblica nei confronti della Provincia di Teramo.Imbarazzo, vergogna, rimpallo di responsabilità: intanto il tempo passa e le promesse restano sospese tra le barriere di cemento. Per i fatti, ancora una volta, sembra bisognerà attendere la prossima campagna elettorale.