Sanità
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di Giancarlo Falconi

PINETO. Una scoperta archeologica di straordinario valore riporta alla luce un pezzo della storia millenaria di Pineto. Nell’area di Viale delle Rose è infatti emerso un importante complesso produttivo di epoca romana, risalente tra il I secolo avanti Cristo e il I secolo dopo Cristo, che racconta il ruolo strategico dell’antica Hatria nei commerci lungo la costa adriatica.
Il ritrovamento è avvenuto durante i lavori per la realizzazione del metanodotto “Cellino Attanasio–Pineto”, grazie all’attività di sorveglianza archeologica condotta dalla cooperativa ArcheoLAB durante gli interventi eseguiti dalla Società Gasdotti Italiani Spa. Successivamente, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province dell’Aquila e Teramo, coordinata dalla funzionaria archeologa Gilda Assenti, sono state avviate le indagini che hanno permesso di riportare alla luce strutture murarie di grandi dimensioni, ambienti destinati allo stoccaggio dei materiali e una grande fornace.
Proprio la presenza della fornace rappresenta uno degli elementi più significativi della scoperta: gli archeologi ipotizzano infatti che il sito fosse un vero e proprio centro produttivo specializzato nella realizzazione di anfore e laterizi, probabilmente destinati al trasporto delle produzioni locali, in particolare il celebre vino atriano, conosciuto già nell’antichità e commercializzato attraverso gli approdi del Cerrano e di Scerne.
Gli scavi hanno restituito numerosi reperti che aggiungono nuovi tasselli alla conoscenza del territorio: frammenti di anfore, tappi, laterizi, una moneta e persino un amo da pesca in bronzo. Elementi che raccontano un’area viva, inserita in una rete economica e commerciale che collegava la costa teramana con i principali traffici dell’Adriatico.
Secondo gli studiosi, il complesso potrebbe essere stato utilizzato non solo per la produzione di contenitori destinati al vino, ma anche per altre attività legate alla trasformazione e conservazione di prodotti come olio e garum, l’antica salsa di pesce molto diffusa nel mondo romano.
La posizione del sito, collocato tra le antiche vie di comunicazione e il litorale, conferma l’importanza strategica dell’area di Pineto in epoca romana. Per garantire la conservazione delle strutture rinvenute, l’area è stata temporaneamente reinterrata, mentre i lavori del metanodotto sono proseguiti nel pieno rispetto delle prescrizioni di tutela archeologica.
Ora si apre una nuova fase: il Comune di Pineto, insieme alla Soprintendenza, punta alla tutela definitiva dell’area, alla ricerca delle risorse necessarie per il restauro e a un futuro progetto di valorizzazione che possa trasformare questa scoperta in un luogo di conoscenza e cultura aperto a cittadini, studiosi e visitatori.
La scoperta è stata presentata ieri sera, 6 agosto 2026, nel giardino di Villa Filiani, durante un incontro pubblico che ha visto protagonisti Gilda Assenti, funzionaria archeologa della Soprintendenza, Marina Cerquetella, archeologa responsabile di ArcheoLAB, e Franco Di Giovanni, archeologo di ArcheoLAB. A introdurre gli interventi sono stati il sindaco di Pineto Alberto Dell’Orletta e l’assessora alla Cultura Jessica Martella.
Le dichiarazioni
«Questa scoperta rappresenta un motivo di grande orgoglio per tutta la nostra comunità – ha dichiarato il sindaco Dell’Orletta – il rinvenimento conferma quanto il territorio di Pineto custodisca un patrimonio storico e archeologico di straordinario valore, capace di raccontare le origini e lo sviluppo della nostra terra. Come amministrazione comunale faremo la nostra parte affinché questo patrimonio sia adeguatamente tutelato e possa diventare un’opportunità di conoscenza e valorizzazione».
Sulla stessa linea l’assessora alla Cultura Jessica Martella: «Le evidenze emerse consentono di rileggere il ruolo di Pineto all’interno della rete economica dell’antica Hatria. La fornace, gli edifici di stoccaggio e i reperti rinvenuti testimoniano un sistema produttivo e commerciale di grande interesse scientifico. L’obiettivo è continuare a collaborare con la Soprintendenza affinché questa scoperta possa diventare un’occasione di ricerca, divulgazione e crescita culturale».
Tra i prossimi passaggi previsti ci sarà l’avvio dell’iter per il vincolo di tutela sull’area, che entrerà nella disponibilità del Comune al termine di una lottizzazione già avviata. La Soprintendenza procederà inoltre alla realizzazione di pubblicazioni scientifiche e divulgative dedicate al ritrovamento.
La serata dedicata alla scoperta archeologica è stata inserita nel programma della mostra “Il Vaso di Pandora – Traiettorie di materia e morale”, ospitata negli spazi di Villa Filiani con le opere di Roberto Fabbri, Pietro Pisano e Damiano Groppi. La mostra resterà aperta fino al 13 agosto e si concluderà con il finissage e la performance “VeroNero” di Pietro Pisano.