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Piazzetta del Sole, scritte contro la polizia: “Free Osama” e 1312 sui muri. Chi ha agito? - Video

Dopo l’inseguimento e l’identificazione di un giovane, nuovi messaggi offensivi nell’area di contrada San Benedetto

La zona
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di Giancarlo Falconi
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TERAMO. Una sfida sempre più esplicita sembra consumarsi attorno a Piazzetta del Sole, a Teramo, dove da tempo vengono segnalati gruppi di giovani coinvolti in episodi legati al consumo di alcol e al presunto spaccio di sostanze stupefacenti. Dopo l’inseguimento dei giorni scorsi e l’identificazione di un giovane di origine magrebina da parte della Polizia, sui muri della zona sono comparse nuove scritte offensive rivolte agli agenti.

Messaggi che richiamano quelli già comparsi, e mai cancellati, nel campetto abbandonato di contrada San Benedetto, area che rientra nello stesso quadrante urbano di Piazzetta del Sole. Sigle, numeri e slogan che appartengono a un linguaggio ben preciso e che, per essere compresi, vanno letti attraverso i codici delle sottoculture urbane.

La scritta “Free Osama”, soprattutto quando compare sui muri, nei testi trap o drill e in contesti di forte contrapposizione alle forze dell’ordine, va letta principalmente attraverso questi codici.

Nel linguaggio hip-hop e di strada, la formula “Free” seguita da un nome viene utilizzata per esprimere solidarietà a una persona arrestata o detenuta. Può trattarsi di un amico, di un componente della propria crew o di un artista vicino a un determinato gruppo o quartiere.

In questo contesto, “Osama” può essere semplicemente un nome, un soprannome o un nome d’arte. Il messaggio assume quindi il significato di una richiesta simbolica di liberazione e, in alcuni casi, di una forma di protesta nei confronti delle forze dell’ordine.

Un significato più preciso ha invece la sequenza numerica “1312”, spesso presente negli stessi ambienti o accanto ad altre scritte di contestazione. I numeri corrispondono alle lettere dell’alfabeto: 1 indica la A, 3 la C, 1 nuovamente la A e 2 la B. Il risultato è quindi l’acronimo “ACAB”, dall’inglese “All Cops Are Bastards”, espressione fortemente offensiva e ostile nei confronti delle forze di polizia, resa in italiano con formule dispregiative come “sbirri di merda”.

Il codice 1312 viene utilizzato proprio per richiamare ACAB senza scriverlo direttamente ed è diffuso da decenni in ambienti ultras, antagonisti e, più recentemente, in alcune culture musicali e giovanili legate alla trap e alla drill.

Resta però un interrogativo concreto, soprattutto in una zona già finita più volte al centro delle segnalazioni dei residenti. Nell’area sono presenti telecamere di videosorveglianza: perché non vengono visionate le immagini per tentare di risalire agli autori delle scritte e ricostruire quanto accade nelle ore in cui la piazzetta torna a essere teatro di episodi di degrado e tensione?