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Reportage

Nucleo industriale di Teramo-Sant'Atto: viaggio nell'"albergo dei rifiuti". Una bomba ecologica: video

Il caso ha attraversato anche una lunga e complessa vicenda giudiziaria. Ma ora chi deve agire?

Il nucleo industriale di Sant’Atto a Teramo
Il nucleo industriale di Sant’Atto a Teramo
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. L’abbandono di rifiuti all’interno di magazzini o aree industriali rappresenta un illecito ambientale previsto dal D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale), in particolare dagli articoli 192, 255 e 256. La normativa stabilisce l’obbligo, per l’autore dell’abbandono, di provvedere alla rimozione dei materiali e al ripristino dello stato dei luoghi a proprie spese.

Per le persone fisiche, le sanzioni vanno da 1.000 a 10.000 euro, importi che possono raddoppiare in presenza di rifiuti pericolosi, come amianto o apparecchiature contenenti gas nocivi. Per imprese ed enti, il quadro è più severo: sono previste ammende e arresto, con pene aggravate quando si tratta di rifiuti pericolosi.

Un viaggio nel passato: il caso Sant’Atto

Per comprendere la situazione attuale, occorre tornare indietro di quasi vent’anni. Nel nucleo industriale di Sant’Atto, a Teramo, all’interno e all’esterno di una fabbrica abbandonata, giacciono da anni tonnellate di rifiuti accumulati e mai rimossi.

Il caso ha attraversato una lunga e complessa vicenda giudiziaria: sequestri e dissequestri, indagini della Guardia di Finanza, prescrizioni di bonifica, interventi della Polizia Provinciale e dei Carabinieri Forestali. Nel frattempo, mentre le istituzioni avviavano istruttorie e verifiche, qualcuno continuava a lanciare nuovi sacchi oltre le recinzioni: altri rifiuti, altre “balle”, non solo in senso figurato.

Una bomba ecologica innescata da anni

I rifiuti, inizialmente catalogati come non pericolosi, si sono nel tempo trasformati. La massa accumulata rappresenta oggi un rischio concreto: un incendio potrebbe provocare una nube tossica con pesanti ricadute per l’ambiente e la salute pubblica. All’esterno dei capannoni la situazione non è migliore. Ulteriori abbandoni da parte di ignoti hanno ampliato l’area contaminata, trasformandola in un vero e proprio “albergo dei rifiuti”, accessibile a chiunque (oggi è stato così) e ormai fuori controllo.

Il nostro sopralluogo

 Le domande inevase

La situazione solleva interrogativi inevitabili. È questa l’immagine del nucleo industriale di Teramo? Chi avrebbe dovuto vigilare? Perché nessuno è intervenuto prima? Solo dopo la nostra denuncia pubblica, la strada che conduce al sito è stata chiusa. Eppure, questa mattina, l’area risultava nuovamente accessibile. Un’apparente contraddizione che alimenta ulteriori dubbi e preoccupazioni.

Chi deve agire ora?

Il Comune di Teramo, la Provincia, il Consorzio del Nucleo Industriale: ognuno detiene una parte di competenza, ma nessuno ha ancora fornito una risposta chiara. Chi sta indagando oggi? Chi ordinerà la bonifica definitiva e garantirà la messa in sicurezza dell’intera area? Il caso Sant’Atto resta, dopo sedici anni, una ferita aperta. Un’emergenza ambientale che attende ancora un’assunzione di responsabilità concreta.