Sanità
Teramo, liste d’attesa senza fine: ecocolordoppler alle carotidi nel 2030
di Giancarlo Falconi

TERAMO. Non è una storia di efficienza, ma il racconto di un sistema che si è progressivamente allontanato dalla propria missione costituzionale. L’articolo 32 della Costituzione italiana parla chiaro: la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività. Un principio che dovrebbe tradursi in accesso universale alle cure, tutela della dignità umana e garanzie concrete per tutti, soprattutto per chi non può permettersi alternative.
Poi c’è la realtà. ASL di Teramo: per un Ecodoppler si attendono tre anni e tre mesi. 1177 giorni. L’appuntamento è fissato a giugno 2029.
Un dato che non è solo un numero, ma una misura precisa del divario tra ciò che è scritto sulla carta e ciò che accade nella vita delle persone. Perché quell’esame — l’eco(color)doppler dei tronchi sovra-aortici — non è un controllo qualsiasi. È uno strumento essenziale per individuare problemi alle carotidi e alle arterie vertebrali, prevenire ictus, monitorare stenosi e placche aterosclerotiche, valutare il flusso di sangue verso il cervello. Rimandarlo di anni significa, di fatto, trasformare la prevenzione in un rischio.
Nel frattempo, il sistema sembra premiare se stesso. Altrove, come in Giappone, pochi secondi di ritardo bastano per scuse ufficiali e rimborsi ai cittadini. Qui, invece, a Teramo e più in generale in Abruzzo, ritardi di anni convivono con promozioni e incentivi ai dirigenti. Un paradosso che solleva interrogativi profondi su responsabilità e criteri di valutazione.
E così il cittadino resta solo davanti a una scelta obbligata: pagare di tasca propria o aspettare, sperando che nel frattempo non accada nulla. Una sanità pubblica che dovrebbe essere universale finisce per diventare selettiva, dove la velocità delle cure dipende dalle possibilità economiche.
Intanto si progettano nuovi ospedali, si discutono investimenti milionari, si ipotizzano mutui e grandi opere. Ma la domanda resta inevasa: a cosa serve costruire contenitori se il contenuto — medici, servizi, tempi certi — continua a mancare?
Perché il vero record, oggi, non è tecnologico né organizzativo. È quello dei tempi d’attesa. E a pagarne il prezzo, ancora una volta, sono i cittadini.