Sanità
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di Giancarlo Falconi

TERAMO. Questa settimana sarà depositato il ricorso al Tar sulla gara del Comune di Teramo per il servizio di ripristino post-incidente stradale. Un nuovo passaggio giudiziario che arriva dopo settimane di richieste di chiarimento, accessi agli atti e contestazioni sulla ricostruzione amministrativa che ha accompagnato l’avvio della procedura.
La documentazione ottenuta attraverso l’accesso agli atti, secondo quanto sostenuto dall’istante, non avrebbe infatti chiarito alcuni dei passaggi ritenuti centrali nella formazione della decisione amministrativa.
Il primo nodo riguarda una riunione che si sarebbe svolta il 31 luglio 2025 al Parco della Scienza. In quella sede l’Ufficio Tecnico avrebbe rappresentato l’impossibilità di procedere all’affidamento del servizio entro la scadenza del precedente contratto.
Di quell’incontro, però, non sarebbero stati consegnati il verbale, la convocazione, l’elenco dei presenti, eventuali fogli di presenza, e-mail o altri documenti in grado di ricostruirne con precisione svolgimento e contenuti.
Al posto del verbale sarebbe stata trasmessa una nota dell’11 agosto 2025, quindi successiva alla determina del 9 agosto con cui era stata avviata la procedura. Un documento che non indicherebbe i partecipanti alla riunione e non ne riporterebbe il contenuto.
La stessa nota aggiunge un ulteriore elemento: una precedente proposta progettuale del 23 giugno sarebbe risultata ancora in fase di istruttoria tecnica, con una possibile sovrapposizione rispetto ai servizi oggetto della gara.
Da qui un altro interrogativo destinato a entrare nel ricorso: esistevano due procedimenti amministrativi paralleli?
La richiesta di chiarimento riguarda proprio il rapporto tra i due percorsi: perché la gara sia stata avviata mentre l’altra istruttoria risultava ancora aperta, se la precedente proposta fosse stata respinta, archiviata, sospesa o separata e quali fossero, nel concreto, le differenze tra i servizi interessati.
Secondo la documentazione finora acquisita, non sarebbe stato prodotto un atto formale capace di chiarire definitivamente il rapporto tra i due procedimenti.
Tra i punti contestati c’è anche la protocollazione manuale presente su uno dei documenti consegnati. Una modalità ritenuta non compatibile con l’obbligo del protocollo informatico richiamato dal D.P.R. 445/2000 e con le esigenze di tracciabilità degli atti amministrativi.
Altro capitolo delicato è quello relativo al RUP. Negli atti emergerebbero indicazioni differenti: da una parte il responsabile del procedimento relativo alla proposta originaria, dall’altra un appartenente alla Polizia Locale e, ancora, un diverso nominativo riportato nella Banca dati nazionale dei contratti pubblici dell’ANAC.
Per questo vengono richiesti gli atti formali di nomina, eventuale sostituzione, delega, subentro o rettifica, in modo da chiarire chi fosse effettivamente il responsabile unico del progetto.
Al Comune viene inoltre chiesto di pronunciarsi in maniera formale sui documenti mancanti: dire se esistano, se siano detenuti da un altro ufficio, se non siano stati rinvenuti, se non siano mai stati formati oppure se siano oggetto di diniego.
L’accesso generalizzato era stato presentato il 7 agosto 2026 e, secondo l’istante, il termine dei trenta giorni sarebbe ormai decorso.
Ora la vicenda si sposta davanti al giudice amministrativo. Il ricorso al Tar, annunciato per questa settimana, dovrà mettere in fila proprio questi elementi: la riunione del 31 luglio, gli atti non consegnati, il possibile doppio procedimento, la protocollazione e il nodo del RUP.
Sul fondo resta una domanda essenziale: quali sono stati, documentalmente, i passaggi che hanno portato alla gara e chi ne ha assunto formalmente la responsabilità? Sarà questo uno dei punti centrali della nuova fase che si apre.