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Il caso

Convitto Delfico, ora c'è una speranza per il dissequestro

Una perizia tecnica affidata a tecnici di alta professionalità

Il Convitto Delfico a Teramo
Il Convitto Delfico a Teramo
di Alfredo Giovannozzi
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TERAMO. L’ultima speranza che ha il Convitto Delfico di un dissequestro è riposta in una perizia. Non di parte, non disposta dalla Provincia o dal PM che ne cura l’inchiesta ma da un giudice.

Una perizia tecnica, con la forza della terzietà, affidata a tecnici di alta professionalità e senza il timbro della parzialità. Una perizia che non sia fatta nel giro di poche ore o di pochi giorni, fatta solo per prendere tempo e sperare in un miracolo, cosa che nell’ultima occasione è stata fatta.

L'ultimo ricorso in ordine di tempo presentato dalla Provincia, infatti, e costato ben 35.000 euro, redatto in pochissimi giorni, è stato rispedito al mittente dal giudice del Tribunale di Teramo perché incompleto e senza alcun costrutto. In verità c’è da dire, però, che in questo anno trascorso dal giorno del sequestro dell’edificio datato secondo 800, non si sono verificati cedimenti strutturali o lesioni.

Insomma il Delfico come era è rimasto. Segnale, questo, che magari quell’indice di vulnerabilità, pari a 0,43 inferiore allo standard minimo di 0,6 serve a dare la patente di stato di pericolo ma, per alcuni versi, relativo. Se non venisse disposta la superperizia di un giudice, ecco che allora la vicenda del Delfico troverebbe la sua naturale conclusione con gli interventi strutturali che sono richiesti dalla Procura. Chiaro che i tempi si allungherebbero, il rientro degli studenti, a questo punto, sarebbe lontano dal verificarsi.

Insomma la storia iniziata nel 2024 rischia seriamente di prolungarsi di molto. Un ultimo tentativo, forse, potrebbe essere espletato ma, fino a oggi, la linea della magistratura è stata coerente e lineare. La speranza è l’ultima a morire ma è altresì vero che chi di speranza vive, disperato muore.