La tutela
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di Tito Di Persio

ROSETO DEGLI ABRUZZI. La cittadinanza italiana per discendenza torna al centro del confronto giuridico e politico e, proprio in queste ore, apre anche un nuovo fronte sul terreno referendario. Una vicenda che coinvolge professionisti, associazioni, tribunali, Corte costituzionale e istituzioni europee e nella quale è impegnata anche l’avvocato Maristella Urbini, ex vicesindaca di Roseto e coordinatrice di Forza Italia a Roseto e membro di AUCI (Avvocati Uniti per la Cittadinanza Italiana).
Urbini è stata infatti tra i professionisti impegnati nel confronto giuridico sulla riforma della cittadinanza e sabato 12 settembre, a Pisa, ha partecipato, insieme alla collega Monica Lis Restanio, a una tavola rotonda organizzata nell’ambito del primo «Congresso degli Avvocati e dei Giuristi in Europa». Al centro dell’incontro gli aggiornamenti sulla cittadinanza italiana iure sanguinis e, in particolare, il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione europea.
L’appuntamento pisano si è inserito in una fase particolarmente delicata per una materia che, negli ultimi mesi, è stata interessata da importanti modifiche legislative e da una serie di procedimenti giudiziari. Una vicenda che, stando alle stime richiamate nel dibattito sulla cittadinanza degli italodiscendenti, potrebbe interessare una platea di circa 80 milioni di italiani residenti all’estero e discendenti di italiani nel mondo. Un numero che dà la misura della dimensione internazionale assunta dalla questione e dell'attenzione che la nuova disciplina sta suscitando anche fuori dai confini nazionali. La riforma introdotta nel 2025 ha modificato le condizioni per il riconoscimento della cittadinanza italiana per nascita alle persone nate all’estero e in possesso di un’altra cittadinanza.
La normativa
Al centro della nuova disciplina c’è l’articolo 3-bis della legge n. 91 del 1992, introdotto dal decreto-legge n. 36 del 28 marzo 2025 e successivamente convertito nella legge n. 74 del 23 maggio 2025. Una normativa che ha aperto un ampio confronto sulla possibilità, per i discendenti di cittadini italiani nati all’estero, di ottenere il riconoscimento della cittadinanza attraverso la linea di discendenza. La questione è arrivata anche davanti alla Corte costituzionale. Con la sentenza n. 63 del 2026 la Consulta ha esaminato alcune delle questioni sollevate sulla nuova disciplina, qualificando la previsione introdotta dall’articolo 3-bis come una «preclusione originaria all’acquisto della cittadinanza italiana» per i soggetti interessati dalla nuova normativa, distinguendola quindi dalla revoca di uno status di cittadino già acquisito.Il confronto giudiziario, però, non si è fermato alla Corte costituzionale. Con l’ordinanza n. 147 del 2026, la Consulta ha infatti disposto un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, chiamata a pronunciarsi su questioni riguardanti la compatibilità della nuova disciplina con il diritto dell’Unione e, in particolare, con gli articoli 9 del Trattato sull’Unione europea e 20 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.
È proprio in questo scenario che si colloca anche l’attività professionale di Maristella Urbini, il cui nome compare tra gli avvocati coinvolti nei procedimenti relativi alla nuova disciplina della cittadinanza. La sua partecipazione al confronto giuridico sulla materia si inserisce dunque in una vicenda che ha assunto una dimensione sempre più ampia, superando i confini del dibattito nazionale. Uno dei punti maggiormente discussi riguarda la natura della cittadinanza acquisita attraverso lo iure sanguinis. Nel dibattito giuridico sono state sostenute interpretazioni secondo le quali tale cittadinanza debba essere considerata uno status originario, permanente e imprescrittibile, anche alla luce di precedenti della Corte di Cassazione. Si tratta, tuttavia, di una posizione oggetto di confronto tra dottrina e operatori del diritto e non di una conclusione priva di controversie.
A rendere ancora più articolato il quadro è ora l'apertura del fronte referendario.
L'associazione Natitaliani, impegnata sul tema della cittadinanza degli italodiscendenti, ha comunicato ieri, mercoledì 16 settembre, di aver depositato presso la Corte di Cassazione una richiesta di referendum abrogativo contro la riforma della cittadinanza. La richiesta è stata pubblicata oggi, giovedì 17 settembre, sulla Gazzetta Ufficiale, dando così avvio al percorso previsto per la raccolta delle firme. Secondo quanto comunicato dall'associazione, da oggi dovrebbe partire la raccolta delle 500 mila sottoscrizioni necessarie, da raggiungere nell'arco di 90 giorni.
L'avvio della procedura non significa, naturalmente, che il referendum sia già stato indetto. Il percorso dovrà proseguire attraverso tutti i passaggi previsti dall'ordinamento, compresi i controlli sulla regolarità della richiesta e sulla legittimità e ammissibilità del quesito. Sarà quindi decisiva la verifica del testo ufficiale per comprendere con esattezza quali disposizioni della riforma del 2025 siano oggetto della richiesta di abrogazione.
Gli obiettivi
L'iniziativa di Natitaliani aggiunge così un nuovo elemento a una vicenda già caratterizzata da un intenso confronto giudiziario. L'associazione ha tra i propri obiettivi la tutela degli italodiscendenti e il riconoscimento della cittadinanza italiana sulla base dello iure sanguinis e ha già avuto un ruolo nel contenzioso costituzionale sulla nuova normativa, insieme ad altre realtà associative.
All'iniziativa referendaria dovrebbe inoltre affiancarsi Patrimonio Italiano. Fabiola Leardini, intervenendo nella serata di mercoledì, ha annunciato la disponibilità dell'associazione a mettere la propria rete a disposizione della raccolta delle firme. La precedente iniziativa referendaria alla quale Patrimonio Italiano aveva lavorato, secondo quanto riferito dalla stessa Leardini, non sarebbe stata abbandonata per una scelta di rinuncia, ma superata dal deposito effettuato da Natitaliani. Da qui l'indicazione di procedere sulla strada della collaborazione.
La vicenda della cittadinanza iure sanguinis si trova dunque davanti a più percorsi paralleli. Da una parte c'è quello giudiziario, con la questione sottoposta alla Corte di Giustizia dell'Unione europea e con le decisioni già assunte dalla Corte costituzionale. Dall'altra prende forma il percorso referendario, che dovrà ora affrontare tutti gli adempimenti previsti dalla legge.
Per Urbini, l'incontro di Pisa rappresenta quindi un ulteriore momento di approfondimento professionale all'interno di una vicenda destinata a mantenere alta l'attenzione. La riforma del 2025 ha infatti aperto un confronto che non riguarda soltanto l'interpretazione delle nuove norme, ma anche il rapporto tra legislazione nazionale, principi costituzionali e diritto dell'Unione europea.
Ora, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della richiesta referendaria, alla discussione giuridica si aggiunge anche quella legata alla raccolta delle firme. Una partita che, considerando la vastissima platea degli italiani residenti all'estero e degli italodiscendenti, assume inevitabilmente una dimensione internazionale. Saranno i prossimi mesi, gli sviluppi davanti alle corti e l'esito dei diversi passaggi previsti dall'ordinamento a delineare il futuro della disciplina sulla cittadinanza italiana per discendenza.