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Il personaggio

Dino Melchiorre, dalla vita sedentaria agli oceani: la seconda vita conquistata a nuoto

Dalla sala operatoria alla conquista dei mari: in quattro anni oltre mille chilometri l’anno. Lo Stretto di Messina, il Bosforo, Alcatraz e le grandi prove internazionali dell’Oceanman

Dino Melchiorre
Dino Melchiorre
di Tito Di Persio
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C’è una seconda vita che può cominciare anche dentro una piscina. Per Dino Melchiorre è cominciata l’11 febbraio 2022, quando aveva 53 anni, entrando in acqua per la prima volta con l’idea, molto semplice, di tornare a fare sport. Quel giorno ha nuotato senza fermarsi per 2.300 metri, 92 vasche. Non poteva ancora sapere che quella prima nuotata lo avrebbe portato, nel giro di pochi anni, ad attraversare mari, laghi e oceani e a misurarsi con alcune delle prove più affascinanti e impegnative del nuoto in acque libere.

La sua storia, però, comincia qualche mese prima e da tutt’altra parte: in una sala operatoria.

Alla fine di ottobre del 2021, Dino Melchiorre non riusciva più a dormire a causa dei problemi alla schiena. Un vecchio infortunio sul lavoro aveva provocato la fusione di due vertebre e fu necessario un intervento con l’inserimento di una gabbietta in titanio. A complicare il quadro c’era anche il ginocchio destro, già sottoposto a tre interventi dopo la rottura del legamento crociato.

I medici gli indicano una possibilità precisa: se vuole tornare a fare sport in sicurezza, può nuotare. E Dino comincia.

Da quel momento l’acqua diventa una palestra, ma soprattutto una sfida. Gli allenamenti aumentano, fino a una media di circa 20 chilometri alla settimana e oltre mille chilometri all’anno. Quella che inizialmente era una scelta dettata dalla necessità diventa una passione e, progressivamente, una vera attività agonistica.

Nel giugno 2023 arriva la prima grande traversata: lo Stretto di Messina, affrontato a nuoto. Poi il salto di qualità.

Nel 2024 Melchiorre scopre quasi per caso l’Ultraswim 33.3 in Croazia, una race-adventure articolata su quattro giorni e complessivamente lunga 33,3 chilometri, con una prova di 11,3 chilometri. Decide di partecipare e porta a termine la sfida nuotando da Stari Grad, sull’isola di Hvar, passando al largo delle isole Pakleni. È l’inizio di un viaggio che lo porta sempre più lontano.

Arrivano le gare nei grandi laghi europei e nelle acque del Mediterraneo, poi Ibiza, il Bosforo, Dubai, Krabi, Vouliagmeni, le Tremiti, Ischia, la Sardegna e le Maldive. Nel 2025 arriva anche una delle esperienze più simboliche per un nuotatore di acque libere: la Escape from Alcatraz, con la traversata di 3,2 chilometri dall’isola di Alcatraz verso San Francisco.

Il confronto con Alcatraz rappresenta bene la trasformazione di Melchiorre. Pochi anni prima aveva iniziato con 2.300 metri in piscina; ora si trovava ad affrontare un tratto di oceano caratterizzato da acqua fredda e correnti, in una delle traversate più conosciute nel mondo dell’open water.

E il viaggio non si ferma. Melchiorre oggi si definisce un Oceanman e un Ultraswimmer. Ha gareggiato in 12 mari, sei grandi laghi e tre oceani: Adriatico, Mediterraneo, Tirreno, Ionio, Egeo, Mar Nero, Mar di Marmara, Andamane, Golfo Persico, Laccadive, Mar di Sardegna e Cantabrico. E ancora Pacifico, Indiano e Atlantico.

Un curriculum costruito gara dopo gara, senza saltare le tappe e senza smettere di cercare nuovi limiti.

Nel 2025 arriva anche la qualificazione alla World Final Championship di Dubai, dove chiude al 14° posto nella categoria Master 50-59 e al 98° assoluto nella 5 chilometri.

Nel 2026 il programma diventa ancora più ambizioso. Alle Maldive arrivano due prove, 5 e 2 chilometri, con due podi. Poi la Spagna e Gijón, nel Mar Cantabrico, dove l’Oceanman richiama circa 800 atleti provenienti da 32 Paesi.

Qui Melchiorre affronta due gare: la Sprint da 1,5 chilometri, chiusa al terzo posto, e la 5 chilometri, terminata al 23° posto. Quest’ultima si svolge in concomitanza con la Coppa di Spagna e il Circuito delle Asturie, portando in acqua anche alcuni dei migliori specialisti spagnoli dell’open water.

Ma a Gijón il vero avversario non è soltanto il cronometro.

Il cielo è nuvoloso e la pioggia accompagna il fine settimana. Alla partenza dalla Playa de San Lorenzo ci sono onde lunghe oltre un metro. Poi, all’altezza di Punta del Cervigón, arriva un temporale con tuoni e fulmini. Per una ventina di minuti la pioggia cade sul mare, prima che il percorso conduca i nuotatori verso il tratto davanti al promontorio di Cimadevilla, da affrontare controvento.

Per Melchiorre è esattamente ciò che cerca quando parla di open water: una gara nella quale il mare non è soltanto lo sfondo, ma diventa parte integrante della competizione.

«Una bellissima avventura. Questo è l’Open Water», racconta.

Gijón è anche una tappa di preparazione verso il prossimo grande obiettivo: la World Final Championship Oceanman 2026, in programma a Miches, nella Repubblica Dominicana, dal 12 al 15 novembre. Melchiorre si è qualificato nella categoria Master 50-59 per le distanze di 2 e 5 chilometri.

Prima della finale mondiale sono previste altre prove, all’Isola d’Elba e a Malta, sempre con lo sguardo rivolto ai Caraibi.

Anche le gare più brevi hanno, per lui, una funzione precisa. Quando possibile sceglie la 2 chilometri per provare la muta, prendere confidenza con l’acqua e individuare dal mare i riferimenti della costa. Una sorta di ricognizione agonistica che gli ha già portato risultati importanti, come i due podi conquistati alle Maldive e a Gijón.

Dietro ogni gara, però, resta la stessa filosofia: prepararsi, partire e vedere fin dove si può arrivare.

Il programma futuro è già scritto. Nel 2027 c’è una ultramaratona; nel 2028 il progetto è il lago Bajkal. Nel frattempo, tutto il resto resta semplicemente «open water».

È difficile racchiudere in una classifica la storia di Dino Melchiorre. Perché il dato più significativo non è soltanto il numero delle gare disputate, né la quantità di chilometri percorsi. È la traiettoria.

Da una vita sedentaria segnata da infortuni e interventi chirurgici a oltre mille chilometri nuotati ogni anno. Dalla prima giornata in piscina ai mari più lontani. Dallo Stretto di Messina al Bosforo, dalle Maldive a Dubai, fino al confronto con Alcatraz e alle acque del Cantabrico.

Una trasformazione costruita bracciata dopo bracciata. Oggi Dino Melchiorre non guarda più soltanto alla distanza che ha davanti. Guarda all’orizzonte. E nell’orizzonte, adesso, c’è la Repubblica Dominicana.