Sanità
Teramo, liste d’attesa senza fine: ecocolordoppler alle carotidi nel 2030
di Giancarlo Falconi

TERAMO. La riforma del Servizio Idrico Integrato approda in porto in Consiglio regionale e apre una nuova fase per la gestione dell’acqua pubblica in Abruzzo.
Una legge "storica"
Il provvedimento, definito dal presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri una “legge storica”, porta la firma dello stesso Sospiri e della vice presidente Marianna Scoccia e punta a ridisegnare il sistema idrico regionale attraverso una gestione “in house” affidata a società pubbliche partecipate dai Comuni.
Contrastare la dispersione idrica
La riforma prevede la riduzione degli attuali sei sub ambiti a un massimo di due, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare il sistema, contenere i costi e incrementare gli investimenti e le infrastrutture per contrastare la dispersione idrica e garantire l’approvvigionamento nei periodi di crisi.
Il testo è stato approvato con il voto favorevole della maggioranza e l’astensione dei consiglieri Luciano D'Amico, Francesco Taglieri ed Erika Alessandrini. La legge affida all’Ersi uno studio di fattibilità da completare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della norma per valutare la possibile suddivisione dell’Ambito Territoriale Unico Regionale.
Prevista anche la salvaguardia dei livelli occupazionali degli attuali gestori e un sistema di voto ponderato pensato per garantire rappresentanza ai piccoli Comuni.
L’entrata in vigore concreta della riforma scatterà alla scadenza delle concessioni attuali, dal primo gennaio 2032.
Il confronto
Nel dibattito politico non sono mancati passaggi significativi da parte dei consiglieri regionali Paolo Gatti, Sandro Mariani, Dino Pepe, Emiliano Di Matteo, Marilena Rossi e Giovanni Cavallari.
Al centro del confronto anche la posizione di D’Amico, favorevole a un solo ente d’ambito regionale.Per Teramo, però, la partita resta apertissima. L’attenzione ora si concentra sulla relazione dell’Ersi e sulla possibile nascita di due enti d’ambito: uno scenario che potrebbe portare, dal 2032, all’unione di Pescara con Chieti e Teramo con L’Aquila e la Marsica.
Nel corso della discussione più esponenti teramani hanno rivendicato il ruolo di leadership della Ruzzo Reti, indicando nei dati relativi a bilanci, qualità del servizio, sicurezza e minore dispersione idrica un modello di riferimento regionale. Adesso si attenderanno le prossime valutazioni tecniche dell’Ersi, mentre la politica teramana ha finalmente fatto di strategia fronte comune in difesa del territorio e del futuro della gestione dell’acqua.