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Sanità

118, scontro in Abruzzo: Verì difende la riorganizzazione. Ma a Teramo resta il nodo delle ambulanze medicalizzate

Da una parte il Movimento 5 Stelle denuncia una riduzione delle ambulanze con medico a bordo e chiede garanzie sul personale. Dall’altra la Regione difende la riorganizzazione

118, scontro in Abruzzo: Verì difende la riorganizzazione. Ma a Teramo resta il nodo delle ambulanze medicalizzate
di Tito Di Persio
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Il nuovo assetto del 118 in Abruzzo accende lo scontro politico e riapre il dibattito sulla gestione dell’emergenza sanitaria, soprattutto in provincia di Teramo. Da una parte il Movimento 5 Stelle denuncia una riduzione delle ambulanze con medico a bordo e chiede garanzie sul personale. Dall’altra la Regione difende la riorganizzazione, sottolineando l’aumento complessivo delle postazioni. In mezzo, il sindacato UGL Salute Abruzzo che, già nei giorni scorsi, aveva sollevato proprio sulla provincia teramana una serie di interrogativi rimasti, almeno per ora, senza risposta. A intervenire è l’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì, che respinge le accuse del consigliere regionale M5S Francesco Taglieri e invita a guardare ai numeri complessivi della nuova rete. «Le postazioni del 118 sul territorio sono passate dalle 76 del 2023 alle 111 attuali. Spiace constatare che la minoranza, in perenne campagna elettorale, cerchi di strumentalizzare qualunque argomento.

Sulla rimodulazione del 118, però, l’abbaglio è ancora più evidente: non solo la Regione non ha ridotto i servizi, ma l’intero modello organizzativo non è frutto di una decisione politica, ma di un documento tecnico stilato dal Crea, il Comitato regionale emergenza Abruzzo, di cui fanno parte i direttori dei dipartimenti di emergenza-accettazione delle Asl e i direttori delle centrali operative 118». Il punto sul quale si concentra la polemica è il passaggio dal modello tradizionale delle ambulanze medicalizzate a una rete nella quale assumono un ruolo sempre maggiore le postazioni infermieristiche e le automediche.

La nuova organizzazione prevede 111 postazioni complessive, tra H24 e H12: 32 postazioni H24 medicalizzate, 48 postazioni infermieristiche, 20 postazioni con soccorritori di base e avanzati e 11 postazioni stagionali. Numeri che, secondo la Regione, rappresentano un potenziamento e non un arretramento del servizio. Il M5S, però, legge la riorganizzazione in maniera opposta.

Taglieri ha evidenziato che nel 2023 erano 39 le postazioni nelle quali operava, per l’intera giornata o per una parte di essa, un’ambulanza con medico a bordo. Nel nuovo assetto ordinario, secondo il consigliere, ne resterebbero 15. E il dato che fa più discutere riguarda proprio il Teramano, dove dalle sei postazioni medicalizzate previste nel precedente assetto si passerebbe a nessuna ambulanza medicalizzata.

«Non mettiamo in discussione la professionalità degli infermieri, certificata dal percorso universitario e dall’abilitazione, né la loro autonomia, riconosciuta dall’ordinamento», aveva precisato Taglieri. «Vogliamo, al contrario, tutelarne la sicurezza e impedire che il passaggio dal modello medicalizzato a quello infermieristico si trasformi nel trasferimento di maggiori responsabilità su professionisti lasciati senza personale sufficiente, protocolli uniformi, formazione specifica, strumenti adeguati e un supporto medico realmente disponibile».La Regione, però, motiva la scelta con una realtà ormai difficile da ignorare: la carenza di medici dell’emergenza-urgenza. «Il Crea ha dovuto svolgere uno studio complesso e articolato, lavorando su più fronti: la carenza di medici di emergenza-urgenza e la necessità di garantire un servizio efficiente nelle diverse aree della regione, soprattutto quelle più disagiate e distanti dai principali centri urbani», spiega Verì.

E aggiunge: «Non è un mistero, infatti, che ormai da anni concorsi e avvisi pubblici per i medici del 118 vadano deserti, così come avviene in tutte le altre regioni italiane dove da tempo le postazioni infermieristiche sono una realtà consolidata».

La risposta individuata dalla Regione è quindi il rafforzamento delle postazioni infermieristiche, passate da 15 a 48, insieme all’utilizzo delle automediche e delle nuove tecnologie per il monitoraggio dei pazienti.

«Di qui la scelta di adottare il nuovo sistema, potenziando proprio le postazioni infermieristiche e integrandole sia con le nuove tecnologie che assicurano un monitoraggio continuo del paziente, sia con la presenza di automediche pronte ad intervenire in caso di necessità».

Ed è proprio sulle automediche che si concentra una parte importante della posizione della UGL Salute Abruzzo. Il sindacato, infatti, non boccia il nuovo modello, ma chiede che venga rafforzato, soprattutto nel Teramano.

Il primo a sollevare pubblicamente il problema era stato il segretario regionale della UGL Salute Abruzzo, Stefano Matteucci, intervenuto il primo settembre. La sua posizione era stata chiara: il modello dell’automedica è condivisibile, ma due mezzi per un’intera provincia non sono sufficienti.

«Il modello dell’automedica lo condividiamo, e lo diciamo senza riserve: un medico che raggiunge il target rapidamente, copre più postazioni di base e si libera prima, perché non accompagna il trasporto non necessario, è una scelta giusta. Il documento stesso scrive che le automediche vanno incrementate nei numeri assoluti. Ecco: a Teramo sono due. Non chiediamo meno automediche, ne chiediamo di più».

Il problema, secondo Matteucci, è soprattutto territoriale. Le due automediche H24 previste a Teramo e Giulianova dovrebbero infatti garantire la copertura di un territorio molto ampio, dalla costa alla Val Vibrata, dalla fascia collinare fino alle aree interne e montane.

«Quando sono impegnate, e con ventisettemila interventi l’anno lo sono spesso, sul territorio non resta nulla con un medico a bordo. Non è un modello: è un modello applicato a metà».

Una preoccupazione che il sindacato collega anche ai numeri contenuti nel documento tecnico. Per Teramo, secondo la UGL, il fabbisogno individuato sarebbe di sei postazioni medicalizzate, mentre quelle programmate sono due, entrambe costituite da automediche.

«Per Teramo il risultato è sei. Ne vengono programmate due, entrambe automediche. Ambulanze con medico a bordo: nessuna», aveva sottolineato Matteucci.

Il sindacato aveva poi posto un altro interrogativo, quello relativo alla possibile gestione esterna di alcune postazioni e del personale. Una prospettiva sulla quale la UGL ha espresso una posizione molto netta.

«Non possiamo accettare che il servizio di emergenza-urgenza venga progressivamente appaltato a soggetti terzi in sostituzione del servizio sanitario pubblico. La titolarità del soccorso, il personale e la responsabilità clinica devono restare in capo alla Asl».

Un confronto che, per la provincia di Teramo, non risulta ancora essere arrivato a una risposta concreta. Matteucci aveva chiesto l’apertura immediata del tavolo con le organizzazioni sindacali, previsto dalle stesse linee di indirizzo regionali, ma alle questioni sollevate dalla UGL sul numero delle automediche, sulla copertura territoriale e sulla gestione del servizio non sono ancora arrivate risposte specifiche.

La Regione, intanto, continua a difendere la propria scelta e ribadisce che la rimodulazione degli orari e della composizione degli equipaggi nasce dall’analisi dei servizi effettuati negli ultimi tre anni e dalla necessità di utilizzare al meglio personale e mezzi.

«Era doveroso ottimizzare l’impiego di tutte le risorse, sia in termini di personale sanitario, sia in termini di mezzi a disposizione», afferma Verì.

L’assessore sottolinea inoltre la capacità della rete abruzzese di garantire l’accesso alle cure nei tempi previsti per le principali emergenze. «In Abruzzo il sistema dell’emergenza funziona e per le reti tempo dipendenti, infarto, ictus e trauma, tutti i presidi sono raggiungibili dalla quasi totalità della popolazione residente entro 30 minuti».

Sul tavolo restano, però, due visioni differenti dello stesso problema. La Regione guarda all’aumento complessivo delle postazioni e alla necessità di fronteggiare la carenza di medici. Il M5S mette invece sotto accusa la riduzione delle ambulanze medicalizzate e chiede maggiori garanzie per gli operatori. La UGL, infine, non contesta l’automedica in quanto tale, ma chiede che a Teramo siano aumentate e che il servizio resti saldamente pubblico.

Per Matteucci la questione è destinata a rimanere al centro dell’attenzione: «Siamo favorevoli alle automediche e ne vogliamo di più, non di meno. Siamo contrari a che restino le uniche due e siamo contrari a che il soccorso venga consegnato in gestione esterna ancora più dello stato attuale».

E proprio la provincia di Teramo resta il punto più delicato della nuova organizzazione: sei postazioni medicalizzate indicate come fabbisogno, due automediche programmate e nessuna ambulanza con medico a bordo. Un dato sul quale il sindacato aveva già acceso i riflettori e sul quale, al momento, continua ad attendere risposte.