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La tragedia

Strage di Rigopiano, la madre di Ilaria Di Biase: «Il vuoto della sua assenza mi segue ovunque»

I familiari delle vittime, come ogni anno, hanno organizzato una giornata di raccoglimento e memoria

La tragedia di Rigopiano
La tragedia di Rigopiano
di Redazione Pescara
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PESCARA. Sono passati nove anni dalla tragedia di località Rigopiano (Pescara), dove il 18 gennaio 2017 una valanga - circa 120mila tonnellate di neve e ghiaccio - spazzò via l'omonimo albergo, provocando 29 vittime. I familiari delle vittime, come ogni anno, hanno organizzato, per il prossimo 18 gennaio, una giornata di raccoglimento e memoria nel luogo in cui, come scrivono sui social, «fu l'inizio della fine», ma anche di «rinnovata richiesta di verità e giustizia».

Tra le vittime c'era anche Ilaria Di Biase, di Archi (Chieti), che lavorava come cuoca nell'hotel distrutto. «Aveva sogni semplici - ricorda la mamma, Mariangela Di Giorgio - e una grande passione per il suo lavoro, svolto con dedizione e amore». «Saremo lì, nel luogo del disastro, con la morte nel cuore e le lacrime negli occhi - dice - perché per noi il tempo non è mai passato. Ogni 18 gennaio è come rivivere tutto da capo. Ilaria non era solo una figlia, era una ragazza piena di vita, che amava cucinare e prendersi cura degli altri. È morta mentre faceva il suo lavoro, e questo rende tutto ancora più ingiusto».

«Ora - scrive la sui social rivolto alla figlia - resta solo una madre che respira a metà, che sopravvive inseguendo una giustizia che probabilmente non arriverà. Il vuoto della tua assenza mi segue ovunque... Mi segue un dolore lacerante , che nessuno può vedere e sentire, un dolore che non passa ma che aumenta con il passare dei giorni, che mi accompagnerà fino alla fine dei miei giorni...».

«Il nostro cuore urla giustizia - rimarca Mariangela Di Giorgio -. Basta con gli scaricabarile, basta con le responsabilità che si perdono nei tribunali e negli uffici. Chi ha sbagliato deve pagare, per Ilaria e per gli altri 28 angeli di Rigopiano. Non chiediamo vendetta, ma rispetto e verità». «Ricordare - conclude la madre di Ilaria - significa anche impedire che accada di nuovo. Noi saremo sempre qui, finché giustizia non sarà fatta».