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Montesilvano, locale chiuso per 10 giorni dopo episodi di violenza: era già stato sospeso a giugno
di Paolo Renzetti

RIGOPIANO. Domenica non sono previste né neve né pioggia. Ma come già accaduto negli anni precedenti, nemmeno le condizioni meteorologiche avrebbero fermato i familiari e gli amici delle vittime di Rigopiano. Si ritroveranno per commemorare il nono anniversario di quella che resterà per sempre una delle tragedie più gravi vissute dal nostro Paese. Era il 18 gennaio 2017: l'Abruzzo era sepolta sotto metri di neve, senza corrente elettrica e spaventata da due violente scosse di terremoto, quando nel pomeriggio una valanga si staccò dal Monte Siella travolgendo il Resort Gran Sasso e spezzando la vita di 29 persone.
Da allora, ad ogni anniversario, il comitato "Rigopiano, in attesa del Fiore" promuove un evento sobrio volto a commemorare gli Angeli di Rigopiano. L'appuntamento è fissato per le ore 15 nei pressi della fontana in località Rigopiano di Farindola, da dove prenderà avvio la fiaccolata verso l'obelisco che un tempo indicava il punto d'accesso al resort. Alle 15:45 si terrà l'alzabandiera con un minuto di silenzio. Seguirà la santa messa all'interno del sito che oggi custodisce i pochi resti dell'hotel. Verranno quindi scanditi i nomi delle 29 vittime e deposte altrettante rose bianche. Al termine, il coro Pacini di Atri, diretto dalla maestra Giulia Bascelli, intonerà il "Signore delle Cime" e saranno liberati in cielo 29 palloncini.
Mentre il processo è arrivato al secondo appello presso il tribunale di Perugia. Dei 30 accusati - funzionari di vari enti tra cui Regione, Provincia, Prefettura e Comune di Farindola - solo cinque furono riconosciuti colpevoli nel primo processo a Pescara con rito abbreviato. Nel successivo appello a L'Aquila si aggiunsero altre due condanne, inclusa quella definitiva dell'ex prefetto Francesco Provolo per falso. La Cassazione ha però annullato le sentenze rinviando il caso a Perugia, introducendo un elemento significativo: ha riaperto le posizioni di sei funzionari regionali della Protezione Civile, inizialmente assolti in entrambi i gradi di giudizio.
Secondo la Suprema Corte, questi erano responsabili di disastro colposo per non aver predisposto la Carta del pericolo valanghe - prevista da una normativa del 1992 tuttora valida - che avrebbe potuto scongiurare la tragedia. L'11 febbraio la Corte di Perugia dovrà pronunciarsi sulle richieste del procuratore generale che chiede: conferma di 3 anni e 4 mesi per i funzionari provinciali Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio; conferma di 2 anni e 8 mesi per l'ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta e per il suo tecnico Enrico Colangeli.