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Il caso

Rigopiano, l’avvocato Reboa: «La Regione Abruzzo dovrà farsi carico dei risarcimenti delle vittime»

Le motivazioni della Corte d’Appello di Perugia sul disastro di Rigopiano riaccendono il fronte delle responsabilità degli enti

Il legale e i tragici momenti di Rigopiano
Il legale e i tragici momenti di Rigopiano
di Tito Di Persio
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RIGOPIANO. A quasi dieci anni dalla tragedia di Rigopiano, la battaglia giudiziaria delle famiglie delle 29 vittime non è ancora terminata. A riportare al centro della vicenda sono ora le motivazioni della sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello di Perugia nell’appello bis, che secondo l’avvocato Romolo Reboa potrebbero assumere un peso significativo anche sul fronte dei risarcimenti civili.

Per il legale, che insieme agli altri avvocati del team difensivo delle vittime segue da anni la vicenda, il contenuto delle motivazioni confermerebbe una tesi sostenuta fin dall’inizio: a dover rispondere sul piano risarcitorio dovrà essere la Regione Abruzzo.

«Le motivazioni della sentenza di condanna della Corte d’Appello di Perugia dei funzionari della Regione Abruzzo confermano quanto più volte da me dichiarato alla stampa, cioè che sarà la Regione Abruzzo a doversi fare carico dei risarcimenti delle vittime», afferma Reboa.

Il passaggio ritenuto particolarmente importante dalla difesa riguarda la valutazione compiuta dai giudici sull’organizzazione della Regione Abruzzo. La Corte, nelle motivazioni, avrebbe infatti evidenziato che, all’interno dell’assetto organizzativo regionale, «si verificarono i maggiori profili di responsabilità quanto alla produzione dei drammatici eventi oggetto del processo».

Non si tratterebbe, secondo Reboa, di un'affermazione destinata a rimanere confinata al procedimento penale. Il legale ritiene infatti che quelle considerazioni possano essere utilizzate dai familiari delle vittime nei giudizi civili ancora da affrontare.

La Corte, prosegue Reboa, avrebbe sottolineato che tali profili di responsabilità risultano «di spessore ancor più evidente ai fini dell’aspettativa delle persone offese a veder riconosciute le rispettive pretese di natura civilistica».

È proprio questo il punto sul quale la difesa delle famiglie intende concentrare ora l'attenzione: la responsabilità civile e la possibilità concreta di ottenere i risarcimenti dopo anni di attesa.

Il nodo della Regione e della Provincia di Pescara

Nelle motivazioni della sentenza viene affrontata anche la posizione della Provincia di Pescara. Secondo quanto riferito dall’avvocato Reboa, la Corte ha ritenuto che le condotte colpose attribuite ai funzionari provinciali fossero «conseguenti - anche - a carenze organizzative» dell’ente.

Un elemento che, nella lettura della difesa, rafforza la necessità di affrontare anche il capitolo della responsabilità degli enti e non soltanto quello delle singole responsabilità personali dei funzionari coinvolti nel procedimento penale.

La Corte d’Appello di Perugia, inoltre, ha revocato le statuizioni civili del precedente giudizio favorevoli alla Regione Abruzzo e alla Provincia di Pescara. Per Reboa, si tratta di un passaggio destinato ad avere conseguenze anche nelle future controversie civili.

«La Corte d’Appello di Perugia, nel revocare le statuizioni civili del giudizio di primo grado in favore della Regione Abruzzo e della Provincia di Pescara, ha usato delle parole che, essendo state pronunciate nel contraddittorio dei due enti territoriali, costituiscono una decisione che ogni familiare delle vittime userà legittimamente nei giudizi civili», sostiene il legale.

La questione, dunque, non riguarda soltanto il passato. Per le famiglie delle vittime si apre un nuovo capitolo giudiziario, nel quale le motivazioni della Corte potrebbero diventare uno degli elementi utilizzati per sostenere le richieste di risarcimento.

«Dopo quasi dieci anni è inaccettabile che le famiglie debbano ancora pagare»

Reboa punta quindi il dito contro le scelte politiche e finanziarie degli enti coinvolti. Il legale contesta il fatto che, a distanza di quasi dieci anni dalla tragedia, le famiglie siano ancora costrette a sostenere direttamente i costi delle nuove iniziative giudiziarie.

«Sia io che gli altri colleghi del team difensivo delle vittime organizzato dal Reboa Law Firm, avv.ti Gabriele Germano, Francesco Lodise, Massimo Reboa, Maurizio Sangermano e Roberta Verginelli, ci auguriamo che, dopo queste parole della Magistratura, i responsabili politici abruzzesi comprendano che è inaccettabile che, dopo quasi dieci anni, essi non abbiano inserito nei bilanci di questi due enti i fondi e costringano le sfortunate famiglie a sostenere le spese per le nuove azioni».

Una contestazione che il legale porta anche sul terreno della gestione delle risorse pubbliche.

«Si tratta di un comportamento omissivo che, oltre ad essere ingiusto, provocherà un evidente danno erariale alla Regione Abruzzo ed alla Provincia di Pescara in relazione al quale sarebbe opportuno che la Sezione di Controllo Regionale presso la Corte dei Conti aprisse un fascicolo preventivo», conclude Reboa.

Rigopiano, una tragedia che il 18 gennaio 2017 sconvolse l’Abruzzo

Sono trascorsi quasi dieci anni da quel 18 gennaio 2017, una delle giornate più drammatiche della storia recente dell’Abruzzo. Quel giorno una gigantesca valanga si staccò dal versante del Gran Sasso e travolse l’hotel Rigopiano di Farindola, cancellando la struttura e provocando la morte di 29 persone, tra ospiti e lavoratori.

La tragedia arrivò al termine di giorni caratterizzati da abbondanti nevicate e da una situazione meteorologica particolarmente difficile, mentre l’area era stata interessata anche da una sequenza di terremoti. L’hotel venne travolto nel pomeriggio del 18 gennaio e per i soccorritori iniziò una corsa contro il tempo per raggiungere la struttura sepolta dalla neve.

La vicenda giudiziaria è stata lunga e complessa, con un procedimento che ha attraversato diversi gradi di giudizio e che ha portato sotto esame le condotte di amministratori, dirigenti e funzionari di diversi enti.

Dal primo grado all’appello bis

Il processo di primo grado davanti al Tribunale di Pescara si è concluso nel febbraio 2023 con cinque condanne e 25 assoluzioni. Tra i condannati figuravano l’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta e due dirigenti della Provincia di Pescara, Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio.

Successivamente il procedimento è arrivato in appello e, dopo il passaggio in Cassazione, diverse posizioni sono tornate davanti alla Corte d’Appello per un nuovo esame. È così che il procedimento è arrivato a Perugia per l’appello bis, dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Suprema Corte.

L’appello bis si è concluso l’11 febbraio 2026, con un verdetto che ha previsto tre condanne, cinque assoluzioni e due prescrizioni. La Corte d’Appello di Perugia ha condannato a due anni ciascuno gli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci. Sono stati invece assolti l’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, l’ex tecnico comunale Enrico Colangeli e i dirigenti regionali Carlo Giovani, Sabatino Belmaggio ed Emidio Primavera. Per gli ex dirigenti della Provincia di Pescara Paolo Di Blasio e Paolo D’Incecco è intervenuta la prescrizione.

Quello di Perugia è stato definito il quarto verdetto del lungo percorso giudiziario sulla tragedia di Rigopiano. Una sentenza che ha nuovamente concentrato l'attenzione sul ruolo della macchina amministrativa e, in particolare, sulle responsabilità dei funzionari regionali.

Le motivazioni depositate successivamente hanno ora aggiunto un altro elemento al quadro, quello delle responsabilità organizzative degli enti. Ed è proprio su questo punto che l’avvocato Reboa costruisce la sua nuova presa di posizione.

Il nuovo fronte: i risarcimenti

La partita, dunque, non si chiude con il processo penale. Per le famiglie delle 29 vittime resta aperta quella dei risarcimenti, con la necessità di affrontare nuovi giudizi civili e di sostenere ulteriori spese legali.

È qui che le parole della Corte d’Appello di Perugia assumono, secondo la difesa, un significato particolarmente rilevante.

Per Reboa, infatti, la sentenza non rappresenta soltanto un ulteriore passaggio del lungo iter giudiziario iniziato dopo la tragedia, ma contiene valutazioni che potrebbero incidere direttamente sulle future richieste economiche dei familiari.

Il messaggio dell’avvocato è quindi netto: dopo quasi dieci anni dalla valanga che il 18 gennaio 2017 distrusse l’hotel Rigopiano e spezzò 29 vite, le famiglie non intendono affrontare da sole anche il peso economico di una nuova fase giudiziaria.

E proprio per questo, secondo la difesa, la Regione Abruzzo e la Provincia di Pescara dovrebbero assumersi le conseguenze delle responsabilità organizzative evidenziate dalla magistratura.

La tragedia di Rigopiano resta così una ferita ancora aperta per l’Abruzzo. Una ferita che, a quasi un decennio di distanza, continua a interrogare la giustizia, le istituzioni e la politica.