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di Paolo Renzetti

PESCARA. Il caso di Luigi Giacomo Passeri, il giovane di Pescara condannato a 25 anni di carcere in Egitto, arriva a un punto di rottura. L’avvocato della famiglia, Mario Antinuzzi, ha concesso due settimane di tempo per ricevere risposte concrete sulla richiesta di trasferimento nel nostro Paese. In assenza di riscontri, la difesa si rivolgerà ufficialmente al Tribunale Europeo per i Diritti dell’Uomo, avendo già presentato un’istanza urgente.
L’obiettivo primario è permettere al 32enne di scontare la pena in un penitenziario italiano. In una lettera inviata al sindaco di Pescara, il legale ha ribadito la necessità di riportare il giovane in un contesto di legalità che garantisca la tutela delle condizioni di salute. Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, aveva precedentemente ipotizzato la via del rimpatrio, ma la difesa preme per accelerare l'iter burocratico.
Secondo l'avvocato Antinuzzi, il processo subito da Luigi Giacomo Passeri presenta gravi criticità: il pescarese avrebbe affrontato i tre gradi di giudizio senza un legale di fiducia e senza alcuna traduzione degli atti in lingua italiana. Mentre le autorità del Cairo parlano di ingenti quantitativi di stupefacenti, la difesa sostiene la tesi dell'uso personale, reato che in Italia vedrebbe la sospensione della pena per un soggetto incensurato. Solo dopo il rientro sarà valutata la revisione della condanna.
L’obiettivo primario è permettere al 32enne di scontare la pena in un penitenziario italiano. In una lettera inviata al sindaco di Pescara, il legale ha ribadito la necessità di riportare il giovane in un contesto di legalità che garantisca la tutela delle condizioni di salute.
Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, aveva precedentemente ipotizzato la via del rimpatrio, ma la difesa preme per accelerare l'iter burocratico.