Lutto
Pescara, muore a 47 anni Antonio De Lullo: «La sua visione illuminava ogni progetto»
di Redazione Pescara

PESCARA. L'inchiesta sulla morte di Andrea Costantini, il trentottenne originario di Penne e rinvenuto cadavere nella cella frigorifera del supermercato di Termoli in cui lavorava è ancora avvolte dal mistero, ma sembra scivolare inesorabilmente verso una archiviazione per suicidio.
La Procura della Repubblica di Larino ha infatti respinto tutte le istanze presentate dagli avvocati Paola Cecchi e Piero Lorusso, legali che assistono rispettivamente la compagna e i genitori della vittima.
Una decisione che gela le speranze di chi, da mesi, chiede di scavare più a fondo in un cambiamento radicale della vita dell’uomo, iniziato subito dopo l’acquisto di un terreno in aperta campagna.
Proprio quel fazzoletto di terra di pochi migliaia di metri quadri, acquistato solo pochi mesi prima del decesso, rappresenterebbe per la difesa l’origine di un’inquietudine incomprensibile. Quello che doveva essere un sogno si è trasformato in un motivo di ansia e profonda preoccupazione, tanto da spingere Andrea Costantini a volersene disfare frettolosamente. Secondo i legali, esiste un legame diretto tra l'acquisto del fondo e il repentino mutamento del suo stato d’animo, un aspetto che meriterebbe approfondimenti tecnici e rilievi sul campo che, al momento, la Procura ha ritenuto di non dover autorizzare.
Un altro punto di forte frizione riguarda il biglietto d’addio trovato accanto al corpo. Sebbene la grafia a stampatello sembri riconducibile a quella di Andrea, la difesa insiste sulla necessità di certezze scientifiche. Gli avvocati hanno richiesto una perizia dattiloscopica per rilevare eventuali impronte digitali sul foglio: l’assenza di tracce della vittima o, al contrario, il ritrovamento di impronte di terzi farebbe crollare definitivamente l’ipotesi del gesto volontario. Senza questi accertamenti, il caso rischia di chiudersi lasciando troppi interrogativi aperti su cosa sia realmente accaduto in quel terreno.