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L'indagine

Caro caffè, Pescara da record: la tazzina al bar è aumentata del 49% in cinque anni

È il rincaro più elevato tra le province italiane: dietro l’impennata ci sono materia prima, energia e costi di gestione dei locali

Caro caffè, Pescara da record: la tazzina al bar è aumentata del 49% in cinque anni
di Redazione Pescara
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PESCARA. La tazzina di caffè sta diventando sempre più cara in molte città d’Italia. Come riporta La Stampa, il prezzo arriva persino a quota 2 euro in alcuni bar del centro di Merano. Ma anche a Bologna, in alcuni locali sotto i portici, la tazzina è arrivata a 1,70 euro. Gli esercenti giustificano gli aumenti con il rincaro della materia prima all’ingrosso, i costi dell’energia sempre più alti e l’impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione del caffè. Per fortuna esistono anche quelli che vengono chiamati “i resilienti della tazzina”, bar che tengono i listini fermi in area 1 euro, se non addirittura sui 70 centesimi.

Il prezzo del caffè in Italia: Pescara è seconda

Un dato di fatto è che comunque il prezzo medio della tazzina in Italia è salito quest’anno a 1,29 euro, 25 centesimi in più rispetto al 2021. Un rincaro del 24,2% in cinque anni, secondo i dati del Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc), realizzato con Assoutenti sui dati ufficiali del Mimit.

Secondo l’analisi Bolzano è la città più cara d’Italia, con una media di 1,51 euro a tazzina, seguita da Pescara con 1,49 euro. E non c’è solo il prezzo dell’espresso: in alcuni bar anche le varianti più richieste hanno un sovrapprezzo. Il decaffeinato, per esempio, può costare qualche decina di centesimi in più, così come il caffè macchiato, per il costo aggiuntivo del latte e della lavorazione.

Le città dove il caffè costa di più

Secondo l’analisi, in tutto sono undici le province che hanno superato la soglia di 1,40 euro, da Ferrara a Trieste, da Padova a Udine: un asse quasi interamente settentrionale.

All’estremo opposto, Messina si conferma la città più economica, con appena 1,06 euro, seguita da Catanzaro a 1,08. Sotto quota 1,20 euro resistono anche Aosta, Siracusa, Varese, Roma e Pistoia.

Il divario è di 45 centesimi tra Nord e Sud che, moltiplicato per i consumi quotidiani di milioni di italiani, può pesare parecchio sul portafoglio.

Dove il caffè costa ancora meno di un euro

Ma dove si riesce ancora a bere un caffè con meno di 1 euro? Succede al bar «Fante di Cuori» di Cossato, nel Biellese. Qui l’espresso costa ancora 70 centesimi, vale a dire il prezzo degli ultimi trent’anni.

I titolari spiegano di voler mantenere il caffè alla portata di tutti, anche a costo di rinunciare a una parte dei margini di guadagno. Anche a Torino, in corso Dante, il 61KF Cafè offre la tazzina ancora a 1 euro, un’eccezione in un mercato dove la soglia dell’euro è ormai sempre più difficile da trovare.

Perché il caffè è aumentato così tanto

Si tratta in ogni caso di una scelta sempre più controcorrente in un mercato dove sono rincarati i costi dell’energia, della gestione dei locali e della materia prima.

L’aumento degli ultimi anni è spiegato dall’analisi del Crc non soltanto con la salita delle quotazioni della materia prima sui mercati finanziari, cresciute del 130% negli ultimi tre anni, ma anche dalle tante spese che i bar devono affrontare.

Non a caso le città che sono cresciute di più negli ultimi cinque anni sono anche quelle con i costi fissi più alti: Pescara (+49%), Parma (+41%), Bari (+39,5%) e Napoli (+37,8%).

Sul fronte opposto, gli aumenti più contenuti si registrano ad Aosta (+6,7%), Cagliari, Biella e Reggio Emilia, tutte intorno al +15%.

Il caro caffè cambia le abitudini degli italiani

Il caro-tazzina sta lasciando il segno anche sulle abitudini. Secondo Assoutenti, nel 2026 le vendite di caffè in chicchi sono cresciute del 33%, complice il ritorno di molti italiani alla moka casalinga.

Un trend che potrebbe, nel tempo, incrinare il primato dell’espresso al bar come rito quotidiano irrinunciabile. Resta da capire se i bar sapranno reggere la concorrenza della tazzina fatta in casa, o se il caffè al banco diventerà sempre più un piccolo lusso a geografia variabile.