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La commemorazione

A Pescara il ricordo di Emilio Alessandrini a 47 anni dalla morte del magistrato simbolo

L'avvocato Marco Alessandrini: «Al gelo del cuore che ho in questa data dell’anno, risponde una fiammella che riscalda: il frutto dell’affetto delle persone»

Un momento della commemorazione
Un momento della commemorazione
di Stefano Recanati
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PESCARA. A 47 anni dalla morte del magistrato Emilio Alessandrini, avvenuta il 29 gennaio 1979, si è svolta a Pescara una cerimonia commemorativa in piazza Unione, davanti al monumento dedicato alle vittime del terrorismo. All’evento hanno partecipato il prefetto di Pescara Luigi Carnevale, il questore, Carlo Solìmene, il sindaco Carlo Masci e il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri. Presente anche Paola, vedova del magistrato Alessandrini, in un momento di raccoglimento e memoria collettiva.

«C’è questo numero 47 che mi impressiona perché un tempo mi veniva naturale fare il calcolo di quanto tempo fosse passato da quel fatidico 29 gennaio 1979. È un numero che mi fa impressione, che mi dà il senso naturalmente di quel bambino che è diventato uomo che sono io, di quell’uomo che è rimasto sempre ragazzo che è mio padre». Apprezza che la comunità si raduni ancora oggi, con il coinvolgimento delle scuole, per commemorare chi, loro malgrado, è diventato simbolo di impegno per le istituzioni repubblicane.

«Al gelo del cuore che ho sempre in questa data dell’anno, c’è anche una fiammella che riscalda ed è il frutto dell’affetto delle persone che certamente fa piacere. Se questa fiammella viene ampliata dai giovani, tanto meglio». Marco Alessandrini si interroga su come trovare la giusta chiave di lettura per dialogare con le giovani generazioni e come individuare i giusti codici di comunicazione, chiedendosi se la figura di Emilio possa ancora servire a questo scopo e quanto il mondo di oggi sia lontano o vicino a quello di 47 anni fa.

«Io sono un avvocato, quindi mi occupo di diritto. Penso che il senso di diritto oggi sia traballante, svanisce. È difficile parlare alle giovani generazioni di impegno per la legalità quando i leader mondiali massacrano, quando innocenti vengono uccisi per strada. Fa paura, neanche nel peggior incubo di un film distopico ti immagini una cosa del genere», conclude sottolineando come «questi valori della legalità non sono cose astratte: i principi, le regole del vivere democratico bisogna annaffiarli, sperando che iniziative del genere possano servire anche a questo, visto il momento non bellissimo che viviamo».