Sicurezza
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di Pino Veri

L'AQUILA. «Anche le istituzioni scolastiche della provincia dell’Aquila saranno duramente impattate dal numero esiguo di assunzioni del personale Ata per il prossimo anno scolastico 2026/2027. Lo scorso 7 agosto, il Mim ha infatti reso noto, con il Decreto ministeriale 166 e la nota 20624, il contingente autorizzato. Dalle tabelle allegate al decreto si evince chiaramente che è autorizzato per le assunzioni in ruolo circa un terzo dei posti derivanti dalle disponibilità residue al termine delle operazioni di mobilità. Questo vuol dire che il Ministero ha scelto ancora una volta di continuare a percorre la strada della precarietà, quindi, della discontinuità, dell’incertezza e dei contratti in deroga».
Lo afferma Miriam Anna Del Biondo, segretaria provinciale L'Aquila di Flc Cgil che aggiunge: «Nel dettaglio, in provincia dell’Aquila, globalmente a fronte di 245 posti disponibili, sono autorizzate soltanto 87 immissioni in ruolo. A cui si aggiungono le 10 immissioni in ruolo per posti di Funzionari ed Alta Qualificazione (ex DSGA) che, sicuramente esauriscono lo scorrimento della graduatoria, ma non sono sufficienti al fabbisogno. I profili non rappresentati in tabella, considerati a bassa diffusione territoriale, saranno autonomamente gestiti dagli uffici scolastici regionali che potranno prevedere compensazioni, sulla base di un criterio di flessibilità, relativamente al contingente generale assegnato dal ministero. In termini più semplici, potranno tirare la coperta da un lato all’altro ben sapendo che non è sufficiente a coprire le necessità rappresentate dalle scuole. Incomprensibile per noi anche la scelta di non autorizzare assunzioni su profili (come gli addetti alle aziende agrarie) che presentano delle disponibilità.
Se questo finora è l’aspetto tecnico, possiamo provare ad immaginare quale sarà la ricaduta nella quotidianità del servizio scolastico di queste scelte, che, tra l’altro, non recepiscono recenti sentenze che hanno condannato l’Italia per l’uso reiterato dei contratti Ata a termine. Il personale Ata, nelle sue varie componenti, svolge un compito essenziale nella vita della scuola, sia che svolga funzioni amministrative o tecniche o che svolga mansioni di pulizia, vigilanza e cura della persona. È chiaro che la scelta di perpetuare la precarietà e, quindi di ricorrere a contratti a termine, quando non a supplenze da III fascia, determinerà, soprattutto nelle aree più fragili del nostro territorio provinciale, cattivo funzionamento ed aumenterà il disservizio già dovuto alla carenza di posti in organico di diritto. La stabilizzazione e il superamento del turn over sono misure necessarie per garantire la funzionalità del servizio scolastico che, in alcuni territori, assume un valore sociale e politico che va ben oltre. Parliamo di piccoli plessi dove il disagio diventa emergenza, quando il collaboratore unico, speso precario, si assenta e sostituirlo equivale a modificare l’organizzazione del lavoro dell’intero istituto, poiché il collaboratore che si assenta non può essere sostituito nei primi giorni di assenza se non con personale interno che viene, di volta in volta, spostato dal proprio plesso di assegnazione. Spesso da un comune di montagna all’altro e a proprie spese.
Perché, forse non tutti sanno che se manca il collaboratore o la collaboratrice scolastica la scuola non può letteralmente aprire. Avviene lo stesso, se non peggio nelle segreterie già sovraccariche di funzioni decentrate, dove è ancora più difficile sostituire e dove l’annuale cambiamento del personale precario determina discontinuità amministrativa e la necessità di formare personale sempre nuovo, non formato a monte, che il prossimo anno non ci sarà. Abbiamo raccolto, nei giorni scorsi, il grido di allarme di alcuni dirigenti scolastici che ci riportano di non poter garantire il regolare servizio poiché non sono state soddisfatte le loro richieste di organico in deroga (precario, annuale). L’organico di fatto o in deroga Ata rappresenta l’esercito dei precari e delle precarie che, ogni anno, manda avanti la scuola. Spesso per anni senza neanche il miraggio della stabilizzazione».
Miriam Del Biondo conclude: «Autorizzare un maggior numero di assunzioni in ruolo, a fronte delle tante sedi vacanti disponibili, poteva anche quest’anno rappresentare un cambiamento dello stato emergenziale e precario che vive la nostra scuola, ma evidentemente il ministero ha altre priorità, molto più ideologiche. Ci chiediamo anche però se le forze politiche locali siano consapevoli ed abbiano intenzione di intervenire e di contrastare ulteriori danni al nostro territorio che, tra spopolamento, calo demografico, perdita di attività produttive e catastrofi naturali, avrebbe bisogno almeno di poter contare sui presidi scolastici stabili. Almeno quelli che ancora resistono».