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Il caso

Incidente in Albania, professore dell’Università dell’Aquila rischia fino a 20 anni: la difesa chiede nuove verifiche

Il fatto si verificò l'8 agosto dello scorso anno, con il docente che ha già scontato 76 giorni di carcere preventivo in un carcere albanese

Il professore
Il professore
di Redazione L'Aquila
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L'AQUILA. Continua la battaglia legale a difesa del 44enne professore di biologia dell'Università dell'Aquila, Michele D'Angelo, rimasto coinvolto in un incidente stradale l'8 agosto dello scorso anno in Albania.

I legali del docente universitario hanno chiesto, alla Procura competente, una nuova valutazione sul sinistro, nel quale ha perso la vita un 17enne e tre persone sono rimaste ferite. D'Angelo, subito dopo l'incidente stradale, fu arrestato e rimase in carcere per 76 giorni. Ora rischia una pena compresa, tra 5 e 20 anni. Il professore, però, si è sempre proclamato innocente.

Il punto sul caso è stato fatto nel corso di una conferenza stampa nella sala congressi del Vh Eurostar Tirana Hotel Congress, in Albania, dal team difensivo composto dagli avvocati Ardian Visha, Ilenja Mehilli e Fabio Maria Galiani.

L'incidente si è verificato sull'asse Levan-Fier, nei pressi del passo di Kushovice, e ha coinvolto una Lancia Ypsilon guidata dal docente e una Mercedes condotta da un cittadino albanese. Il giovane è deceduto nei giorni successivi al ricovero.

Secondo la ricostruzione della procura, la responsabilità del sinistro sarebbe da attribuire alla manovra del professore, con l'ipotesi anche di allontanamento dal luogo dell'incidente.

D'Angelo, invece, si è presentato alle autorità il giorno successivo ed è stato sottoposto a custodia cautelare per circa due mesi.

Secondo quanto riportato, la procura avrebbe chiuso le indagini ed è attesa la formalizzazione delle imputazioni. La difesa contesta le conclusioni. «Le responsabilità vanno accertate secondo la legge e non sull'emotività - ha dichiarato Galliani nel corso dell'incontro».

I legali sostengono che sul tratto interessato fosse presente una linea tratteggiata che consentiva la svolta e che il professore procedesse a bassa velocità, mentre l'altro veicolo sarebbe sopraggiunto a velocità superiore ai limiti. Per questo è stata presentata un'istanza alla procura per una nuova verifica sul posto.

«Chiediamo un accertamento diretto sulle condizioni della strada e sulla segnaletica - ha dichiarato il collegio degli avvocati di D'Angelo contestando le valutazioni finora svolte -. Il professore non si è sottratto, si è messo a disposizione delle autorità e non ha mai provato a fuggire».