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La storia

Vasto, l’odissea del profugo palestinese Omar e la speranza per suo figlio di nove anni

Il difficile percorso di accoglienza di un padre e del suo bambino tra cure mediche e sradicamento

Omar, il padre del piccolao Fadel
Omar, il padre del piccolao Fadel
di Luca Di Renzo
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CHIETI. La storia di Omar, palestinese, è incisa sul suo volto, segnato dalla distanza e dal dolore per una casa distrutta nella striscia di Gaza. Il suo viaggio in Italia è iniziato con un volo sanitario diretto a Bergamo, necessario per salvare il piccolo Fadel.

A soli nove anni, il bambino porta i segni dei bombardamenti: tendini della mano lesionati e una profonda cicatrice sull’addome, ricordo di interventi d’urgenza eseguiti in condizioni disperate.

Il trasferimento in Abruzzo

Dopo un iniziale periodo di integrazione in Lombardia, dove Fadel aveva iniziato la scuola e Omar intravedeva uno spiraglio lavorativo, il sistema di accoglienza integrata ha disposto il loro trasferimento a Vasto. In Abruzzo, nonostante la gratitudine verso le associazioni locali, il senso di isolamento è forte. Omar vive nel timore costante per la moglie e i cinque figli rimasti in una tenda vicino al mare, senza protezione.

Il sogno di un padre

Il desiderio di Omar è tornare a Bergamo, dove la rete di amicizie e il supporto medico sono già consolidati. Qui Fadel dovrebbe proseguire la fisioterapia e affrontare un nuovo intervento chirurgico.

Il sogno di questo padre è il ricongiungimento familiare: portare in salvo le figlie, che studiavano per diventare infermiere, affinché possano mettere le loro competenze al servizio del Paese che li ha accolti, ricambiando la solidarietà ricevuta in questo momento buio.