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Il gesto

L'urlo di Nicola Donatelli contro l'oblio: 22 chilometri a piedi tra frane e macerie per riaprire il ponte Sente

Protesta del 60enne di Castiglione Messer Marino che sfida l’isolamento per donare il sangue ad Agnone: “Basta menefreghismo politico”

Nicola Donatelli
Nicola Donatelli
di Luca Di Renzo
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CHIETI. Nella giornata di ieri, 4 maggio, Nicola Donatelli, 60 anni e donatore storico dal 1990, ha compiuto una clamorosa marcia di protesta percorrendo oltre 22 chilometri a piedi tra andata e ritorno per raggiungere l'ospedale di Agnone dal Chietino. L'azione, nata per denunciare l'insostenibile chiusura del ponte Sente-Longo, ha costretto l'uomo ad attraversare a piedi il viadotto interdetto e a superare zone colpite da frane, mettendo in luce il drammatico isolamento dei territori di confine tra Abruzzo e Molise. Con le sue 80 donazioni all'attivo tra Avis e Fidas, Donatelli ha scelto di compiere un gesto nobile per dimostrare come l'incuria delle istituzioni stia letteralmente tagliando fuori i cittadini dai servizi vitali, rendendo un atto di solidarietà una vera e propria impresa di sopravvivenza.

La protesta di Nicola Donatelli punta il dito contro quello che definisce un "menefreghismo della politica" che dura da ormai otto anni, ovvero da quando il viadotto Sente è stato chiuso al traffico automobilistico. La mancanza di questa arteria strategica sta svuotando i paesi montani, costringendo i negozi alla chiusura e i giovani all'abbandono delle aree interne. Il rischio, denunciato con forza dal marciatore, è che i ritardi nei soccorsi causati dai percorsi secondari dissestati possano fare la differenza tra la vita e la morte, rendendo vana anche la generosità di chi, come lui, continua a donare il sangue nonostante le avversità logistiche.

"La politica deve valutare queste cose, non ne possiamo più di essere considerati cittadini di serie B", ha gridato Nicola Donatelli, rivolgendo un appello accorato anche alla Provincia di Isernia affinché si accelerino le procedure di riapertura.

La chiusura di questa giornata di lotta lascia sul campo un monito pesante per i decisori regionali e nazionali. Mentre Nicola Donatelli ha dimostrato con i suoi passi che la resilienza dei residenti è ancora viva, l’immagine di un cittadino costretto ad aggirare frane per compiere un dovere civico resta una macchia indelebile sulla gestione della viabilità locale. La comunità ora esige che al sacrificio di Donatelli seguano risposte amministrative immediate: il ponte Sente non è solo un’opera ingegneristica, ma il simbolo di un diritto alla cittadinanza che le aree interne tra Chieti e Isernia non sono più disposte a vedersi negare.