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La polemica

Famiglia del bosco, bufera sulla psicologa Garrapetta: spuntano post sui social contro i genitori - Cosa sta succedendo

Al centro della bufera è finita Valentina Garrapetta, la professionista incaricata di affiancare la consulente tecnica d’ufficio nelle somministrazioni dei test psicologici ai genitori, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion

La famiglia nel bosco e la psicologa Garrapetta
La famiglia nel bosco e la psicologa Garrapetta
di Abruzzo Daily
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PALMOLI. La vicenda della “famiglia del bosco” si arricchisce di un nuovo capitolo, questa volta legato alla professionalità e all’imparzialità degli esperti chiamati a valutare la situazione dei tre bambini prelevati lo scorso novembre dalla casa di Palmoli. Al centro della bufera è finita Valentina Garrapetta, la psicologa incaricata di affiancare la consulente tecnica d’ufficio nelle somministrazioni dei test psicologici ai genitori, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion.

La denuncia dello psicoterapeuta di parte

A sollevare il caso è stato lo psicoterapeuta di parte, Tonino Cantelmi, che ha denunciato una presunta violazione deontologica: la professionista avrebbe in passato condiviso sui social commenti pesantemente critici nei confronti della coppia anglo‑australiana, proprio le persone che oggi è chiamata a valutare nell’ambito del procedimento del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Una circostanza che, secondo Cantelmi, mina alla radice il requisito di terzietà richiesto a chi svolge un ruolo così delicato.

L’inchiesta che ha fatto esplodere il caso

Il tema è esploso dopo la pubblicazione di un’inchiesta del quotidiano La Verità, che ha portato alla luce alcuni post in cui la psicologa ironizzava sulla famiglia e attaccava chi ne sosteneva le ragioni. La diretta interessata, fanno sapere fonti a lei vicine,  avrebbe rivendicato la distinzione tra la sua attività professionale e l’uso del profilo personale, senza però esprimere ripensamenti o intenzioni di fare un passo indietro.

Le ulteriori contestazioni sui test psicologici

Cantelmi, dal canto suo, non si limita alla questione dei social. Il perito contesta anche il modo in cui i test sarebbero stati condotti, parlando di strumenti “obsoleti” o con un margine di discrezionalità eccessivo. E solleva un ulteriore punto: per lavorare con i minori, sostiene, servirebbero almeno cinque anni di esperienza documentata o un ruolo accademico, requisiti che a suo avviso non sarebbero pienamente soddisfatti.

L’appello alla collaborazione e i dubbi sulla CTU

«Siamo pronti a collaborare con tutti — ha dichiarato all’Ansa — purché l’obiettivo sia davvero il benessere dei bambini. Ma se emergono incongruenze o mancanze, abbiamo il dovere di segnalarle». Lo psicoterapeuta annuncia inoltre l’intenzione di verificare anche il curriculum della consulente tecnica d’ufficio, per accertare che risponda ai criteri richiesti.

Una vicenda che apre un nuovo fronte di discussione

Il caso, già complesso sul piano umano e giudiziario, si sposta così anche sul terreno della credibilità delle perizie. E mentre la famiglia attende sviluppi sul proprio destino, la discussione pubblica si infiamma attorno a un interrogativo cruciale: chi valuta i valutatori?