Il caso
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di Tito Di Persio, Giancarlo Falconi

CHIETI. Il futuro del Sistema idrico abruzzese è a un bivio decisivo. Al centro del dibattito, che coinvolge il presidente della Sasi, Nicola Scaricaciottoli, e l'Ente regionale del sistema idrico, emerge con forza l’ipotesi di creare un gestore unico regionale.
L’obiettivo dichiarato è duplice: rafforzare la competitività del territorio a livello nazionale e garantire che la risorsa rimanga in mani pubbliche, superando la frammentazione attuale attraverso sinergie tra i sindaci e gli enti locali.
L'esperto: le alterazioni dei cicli naturali
La sfida non è solo burocratica, ma strettamente ambientale. Come evidenziato dal professor Piero Di Carlo dell’Università D'Annunzio, il cambiamento climatico sta alterando i cicli naturali. Sebbene l'approvvigionamento dipenda dalle nevi della Maiella e dall’acquedotto del Verde, l'innalzamento delle temperature causa uno scioglimento precoce del manto nevoso, riducendo le riserve per i mesi estivi.
Le chiusure notturne
Scaricaciottoli ha inoltre chiarito che le chiusure notturne, spesso criticate dai cittadini, non derivano da una carenza di materia prima, ma dalle perdite eccessive nelle condotte. Lavorare a pressioni ridotte è attualmente l’unica strategia per permettere ai serbatoi di ripristinare i livelli.
La riforma
La riforma promossa dall'Ersi punta dunque a trasformare l'Abruzzo in un modello europeo di efficienza, investendo in infrastrutture moderne per contrastare lo spreco e gestire l'aumento della domanda sulla costa. Il confronto tra i gestori e la regione proseguirà per definire i dettagli tecnici della prosecuzione degli affidamenti, con il coinvolgimento diretto dei comuni proprietari delle reti.