Il caso
Morta nelle campagne di Francavilla dopo la scomparsa da un autogrill: il compagno di Maria Ionescu sentito per 5 ore - I punti da chiarire
di Tito Di Persio, Giancarlo Falconi

CHIETI. Una giovane di 19 anni, nata nella Repubblica del Congo ma formalmente cittadina italiana, è finalmente arrivata in salvo a Chieti nella giornata di ieri 16 maggio, ponendo fine a un autentico calvario durato quasi un anno. Nanà, questo il suo nome, è riuscita a sfuggire alla costante minaccia di rapimento e sfruttamento da parte delle bande armate che controllano il territorio africano, grazie a una complessa operazione diplomatica sbloccata dopo innumerevoli solleciti della famiglia e delle istituzioni.
Un riconoscimento tardivo e il muro diplomatico
La straordinaria vicenda ha inizio nel 2023, quando Cesare Leva, noto ristoratore teatino, scopre di avere una figlia in Africa. A rivelargli il segreto è la madre della giovane, la quale, in punto di morte, gli affida il destino della ragazza. Cesare e la sua famiglia avviano immediatamente le pratiche legali per il riconoscimento tardivo, ottenendo rapidamente la documentazione necessaria sia dalle autorità congolesi sia da quelle italiane. Tuttavia, l'ostacolo più grande si rivela essere l'Ambasciata italiana a Congo Brazzaville, che respinge ripetutamente e senza apparenti motivi le richieste di visto d'ingresso.
L'isolamento forzato in Africa per sopravvivere
Rimasta completamente sola dopo la perdita della madre, la diciannovenne viene inizialmente accolta in un istituto cattolico locale. Una volta raggiunta la maggiore età, la situazione di sicurezza nel paese precipita, costringendola a una vita di reclusione forzata. Per proteggerla dalle innumerevoli bande armate che spadroneggiano nelle strade, il padre le affitta un appartamento blindato. Per un intero anno, la giovane vive praticamente nascosta, poiché per una ragazza sola anche solo camminare per strada in quel contesto geopolitico avrebbe potuto rivelarsi fatale. "Era in costante pericolo di vita", raccontano i familiari, rimasti in contatto telefonico quotidiano con lei durante i mesi di isolamento.
L'intervento della Farnesina e la fine dell'incubo
La svolta arriva grazie a una massiccia mobilitazione legale e istituzionale. Attraverso decine di PEC, viaggi continui in Africa e il coinvolgimento diretto del Ministero degli Affari Esteri e dell’Unità di Crisi della Farnesina, la macchina diplomatica viene finalmente scossa. Le pressioni istituzionali convincono l'ambasciata a rilasciare il visto tanto atteso, consentendo il trasferimento transoceanico.
Oggi, circondata dall'affetto dei suoi cari a Chieti, la diciannovenne può guardare al futuro con serenità: "Adesso è tutto a posto. Sono felice, ma prima ero spaventata e sola. Non è facile cambiare totalmente le proprie radici dal posto in cui sei nata, ma qui mi sento al sicuro". Immensa la commozione dei professionisti e dei legali che hanno seguito il caso: "Dal punto di vista professionale è un successo, ma dal punto di vista umano quello che stiamo vivendo in questo momento è semplicemente impagabile".