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Chieti, crisi finanziaria: il sindaco Legnini risponde all’opposizione sul disavanzo di 23,3 milioni

Il primo cittadino chiarisce l’origine del debito, punta il dito contro le gestioni passate di centrodestra e invoca una modifica alla legge del Governo Meloni: "Necessario evitare un dissesto bis"

Giovanni Legnini
Giovanni Legnini
di Luca Di Renzo
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CHIETI. Il sindaco di Chieti, Giovanni Legnini, ha fatto chiarezza nella giornata di oggi, 12 luglio, in merito al pesante disavanzo di 23,3 milioni di euro emerso nel conto consuntivo 2025. La chiarezza si è resa necessaria per rispondere alle polemiche sollevate dall’opposizione di centrodestra a palazzo comunale e per illustrare il piano di risanamento dell’ente.

L'origine del debito

Il disavanzo di 23,3 milioni di euro, secondo quanto spiegato dal sindaco, trae origine da un debito di circa 27 milioni di euro accumulato tra il 2013 e il 2020. In quegli anni, la guida della città era affidata ad amministrazioni di centrodestra, di cui facevano parte esponenti dell'attuale minoranza. Tale passivo è riconducibile al ricorso al Fondo anticipazioni Llquidità, utilizzato per coprire debiti pregressi e mancati incassi tributari.

L'impatto della legge del Governo

La situazione è stata ulteriormente aggravata da una recente normativa introdotta dal Governo Meloni nel 2025. Tale legge impone ai comuni in dissesto di accantonare l'intero importo del debito nel bilancio, invece di procedere con la rateizzazione decennale precedentemente prevista. Questo obbligo normativo ha generato un carico immediato sul conto consuntivo 2025, determinando il disavanzo attuale.

Le strategie per l’uscita dal dissesto

L'amministrazione Legnini punta a consolidare il bilancio corrente attraverso tre linee d'azione: riorganizzare il settore della riscossione delle entrate, accelerare l’accertamento del passivo e dell’attivo da parte dell’Organismo straordinario di liquidazione e, soprattutto, negoziare con il Ministero dell'Interno una modifica normativa per gli enti comunali dissestati. Proprio per il 15 luglio è previsto un incontro per chiedere una modifica della normativa, al fine di permettere la spalmatura del debito su un arco temporale più esteso.

Il rischio di un 'dissesto bis'

Il timore del primo cittadino è legato alla tenuta finanziaria complessiva: tra debiti pregressi (circa 40-50 milioni) e il peso del Fondo anticipazioni liquidità, il rischio di un ulteriore squilibrio è concreto. Legnini conclude ribadendo la volontà di agire con trasparenza nei confronti dei cittadini, escludendo polemiche e invitando le forze politiche a una collaborazione responsabile per evitare il tracollo definitivo delle casse cittadine.