Il caso
Morta nelle campagne di Francavilla dopo la scomparsa da un autogrill: il compagno di Maria Ionescu sentito per 5 ore - I punti da chiarire
di Tito Di Persio, Giancarlo Falconi

CHIETI. Il clamore mediatico ha sfibrato Nathan Trevallion, «stanco» per la poderosa presenza di telecamere e giornalisti, in una vicenda che ha letteralmente travolto la piccola comunità di Palmoli, accendendo un dibattito che coinvolto l’Italia intera. Col «dolore nel cuore» per l’allontanamento dei tre figli, disposto dal Tribunale dei Minori dell’Aquila, l’uomo che è rimasto ora solo nella casa nel bosco, ha manifestato la volontà di non rilasciare più dichiarazioni pubbliche, in attesa di ulteriori sviluppi, nella speranza di riabbracciare la sua famiglia.
Il grazie all'Italia
Una decisione condivisa con gli altri nuclei familiari che vivono nella zona, tra i paesi di Palmoli, Tufillo e San Buono. Una trentina di famiglie dalla vita semplice, in armonia con la natura, lontano da ogni frenesia o necessità contemporanea. Per scelta. Il bisogno di silenzio è stata azione necessaria per tutelare la delicatezza di un caso che ha catalizzato le attenzioni del mondo civile e politico negli ultimi giorni, con la massima disponibilità dell’uomo a rilasciare dichiarazioni, a manifestare il proprio disappunto per il provvedimento e rivendicare la propria scelta di vita.
L'offerta del sindaco
Dopo aver ringraziato l’Italia «per il suo grande supporto» adesso vuole discrezione, lontano dai riflettori. Tutto questo mentre il sindaco di Palmoli Giuseppe Masciulli ha lanciato un appello alla famiglia Trevallion, invitandola ad accettare una casa nel centro del paese completamente gratuita, dotata di tutte le utenze. Una proposta già in passato declinata, nella ferma volontà di continuare a crescere i figli nella casa nel bosco, definita dal tribunale un rudere «fatiscente e privo di utenze», con gravi carenze igienico‑sanitarie.
Elementi che hanno motivato la decisione di trasferire i bambini in una struttura educativa, sospendendo la potestà genitoriale con ordinanza motivata. Lo stesso primo cittadino ribadisce come l’amministrazione abbia sempre sostenuto la famiglia, cercando un dialogo condiviso sempre disatteso. Per ora cala il silenzio, nella speranza di un lieto fine.