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di Redazione Teramo

Chi pensa che un sogno sia una richiesta viziosa e inutile o un vagheggiamento che fa evadere dalla gabbia della realtà potrebbe rimanere sorpreso dall’apprendere che le cose non stanno esattamente così. Freud lo avrebbe ammonito rispondendo che i sogni sono realizzazioni velate di desideri inibiti o rimossi. Ma non serve scomodare i grandi filosofi per comprendere la forza generatrice dei sogni e del desiderio, la loro motricità che sfugge agli imperativi logici per connettere il profondo con la parte più autentica del sé. E questa intuizione accompagna ogni pagina de Il pescatore di stelle di Peppe Millanta (Pescara 1985): una fiaba moderna edita da Rizzoli nel 2025 che, con delicatezza, invita a seguire la scia dei sogni, intesi come prove irriducibili di attraversamento, vale a dire forze che orientano scelte, strade, relazioni.
Manuel, un ragazzo di undici anni che vive in una casa famiglia, ha un appuntamento con la notte: una notte che sembra “quasi distratta”, indifferente ai sogni, eppure presto si rivela con tutta la sua carica trasformativa. Manuel, sulla riva del mare – la soglia del possibile –, osserva le stelle cadenti sulla linea d’orizzonte. Dove vanno a finire le comete? Sembrerebbe essere questa la domanda che coglie impreparato ogni bambino di fronte allo stupore della magia, ma l’attenzione di Manuel si sofferma su quegli squarci, su quelle linee tracciate nel cielo che hanno la forza ieratica di un bivio. Quel tagliare la notte a metà diventa l’occasione di un discernimento tra “un prima e un dopo, un mai più e un non ancora, una resa e una speranza”. Ed è su quella oscura lacerazione che la stella cattura un desiderio, rivendica una partenza, certifica uno stare-al-mondo, perché è in ogni esistenza che la mancanza si rivela nel potere immaginifico del sogno. Stelle e desideri hanno un legame ancestrale: condividono lo stesso etimo del cuore, lo stesso sguardo rivolto verso l’alto.
In quella buia connessione, Manuel sente un peso crescergli nel petto e inizia a correre: una corsa senza tempo, tutta dentro l’urgenza di una mancanza che reclama a gran voce amore. Ed è di fronte a quella distesa marina che incontra un pescatore con la sua barchetta, un uomo dall’età indefinita, “ben piantato nell’abisso”, che ha il compito di raccogliere con la rete le stelle cadute in mare.
A questo punto, il racconto assume i toni di un dialogo quasi iniziatico tra il ragazzo e il pescatore e il desiderio diventa il centro di una conversazione che scandaglia il mistero di ogni aspirazione: “desiderare nasconde la voglia di essere più di noi stessi. Di andare oltre ciò che siamo (…) È la goccia d’infinito che ci portiamo dentro.”
Non tutti i sogni-desideri sono uguali: ci sono quelli falsi che “non pesano nulla” e “non portano da nessuna parte”, quelli fini a sé stessi che non fanno crescere, quelli ossessivi che portano alla distruzione, quelli giusti ma troppo grandi per essere esauditi. Poi ci sono quelli autentici, che nascono dalla voragine della propria storia intima, ma per avverarsi hanno bisogno di una condizione, quella di incontrare un desiderio complementare: “Un desiderio non è altro che la metà di un sogno più grande” perché “l’unico modo che abbiamo per andare verso noi stessi è l’incontro con gli altri.”
Coltivare un desiderio significa abitare il mondo senza subirlo, significa mettersi in viaggio con la chiarezza del coraggio, significa avere fiducia in quello che ci circonda esorcizzando la paura di ciò che non conosciamo o di ciò che diamo per scontato. Ecco perché questa fiaba, arricchita dalle illustrazioni di Lavinia Fagiuoli, è un invito all’ascolto del sé e alla speranza. È un appello alla condivisione di una cometa che segue lo sguardo della reciprocità d’amore: d’altronde amare ed essere amati è il principio primordiale che muove le stelle e tinge l’oscurità di una luce che traccia una possibilità, quella di rinascere ogni volta dalla disillusione della morte e dell’abbandono.
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Valeria Di Felice (Nereto 1984) fonda nel 2010 la Di Felice Edizioni. Ha pubblicato diverse raccolte poetiche tradotte in spagnolo, arabo, romeno e nederlandese e ha curato diversi volumi sulla poesia.
Nel 2018 ha tradotto il libro di racconti della scrittrice marocchina Fatiha Morchid, L’amore non è abbastanza. Nel 2023, per la prima volta in Italia ha tradotto e curato le poesie della contessa Anna De Brémont, Sonetti e poesie d’amore.
È ideatrice e curatrice della rubrica fuori copertina per Abruzzodaily.