Cultura
Fuori copertina: "Il silenzio della neve che cade" di Giovanni Paolone - Video
di Valeria Di Felice

Poeta, scrittore e traduttore, Marco Tornar (Pescara 1960 – Pescara 2015) rappresenta una personalità che nell’eclettismo di forme e generi letterari ha trovato la sua adesione di fiducia al mondo della parola. Con La scelta e altre poesie, antologia ragionata pubblicata nel 2019 da Tabula Fati con la curatela di Sandro Naglia, il lettore ha la possibilità di ripercorrere il momento più maturo della sua produzione poetica. Il volume comprende poesie tratte dalle raccolte La scelta (1996) e Sonetti d’amor sacro (2014), alcuni inediti e poesie tratte da giornali, riviste, antologie varie.
Difficile riassumere il filo conduttore del percorso di Marco Tornar che fa della complessità le fondamenta della sua dimora letteraria: nella sua poetica confluiscono varie tendenze e molte “idee di poesia” come sottolinea Roberto Mussapi, curatore della prima edizione de La scelta (Jaca Book 1996). Che ci sia una scrittura prossima alla liricità o alla narrazione poematica, una mitizzazione della parola o una drammatizzazione della scena poetica, una riflessione intimistica o una intuizione esistenzialista non importa: sono la percezione sempre più estranea della condizione umana e il confronto con una realtà sempre più smaterializzata ad essere il perno della presa poetica. Ricorsivi, infatti, sono i temi della precarietà e della perdita, soprattutto quando entra in gioco la relazione affettiva o l’esplorazione corporea, la figurazione del tempo con i suoi cicli quotidiani associata ai paesaggi emotivi, lo scavo nella materia incandescente e irriducibile dell’esistenza.
La parola poetica, trasfigurata in una dimensione simbolica, immaginifica e universale, diventa esperienza che tocca il cuore indivisibile delle cose. Ed ecco che il titolo stesso, La scelta, potrebbe alludere a una assunzione di responsabilità nei confronti della propria presenza nel mondo. L’io poetico osserva la realtà con disincanto e capacità di ascolto e sceglie con cura quelle parole che possano comprendere quella cifra resistente alla dispersione di senso. Anche la metrica e il recupero delle forme classiche e a volte virtuosistiche, dagli anni Duemila, si consolidano quasi a testimoniare l’orgoglio di una battaglia contro la frammentazione o l’omologazione contemporanee.
La fiamma, riferimento iconico insieme al panico e al mistero, rappresenta la spinta verso la vita: che sia carnale o ascetico, il suo richiamo incarna quel moto che strappa l'uomo all'immobilismo e all'indifferenza e lo proietta verso l'esperienza. La parola di Tornar sembra divorare i limiti della conoscenza, alla ricerca di quel quid depositato nella parte più oscura, estranea alla nostra consapevolezza, che tuttavia orienta ogni nostro desiderio e fragilità: “Scrivo dove c’era / la felicità. Scrivo sulla tua / ferita assente, sulla mano di fuoco / che da secoli mi commissiona un altro / sogno.” E ancora: “Crediamo solo al fuoco. / Crediamo solo… a un fuoco che apparì improvvisamente… / dopo il sole.”
I “misteri della terra”, il “sogno degli abeti”, il “punto inaudito tra le piante”, la “scrittura del mare”, le “spiagge truccate dal vento” sono codici metaforici ed ermeneutici che dettano i versi, trasformando il paesaggio in una trama metafisica in cui cercare le coordinate più profonde del proprio essere.
Cosa troviamo fuori copertina? Troviamo una sensibilità poetica acuta e osservatrice, che recupera temi tradizionali (dall’inesorabilità del tempo al desiderio amoroso, dall’esistenzialismo alla meditazione) senza mai ridurli a semplici topoi letterari. Attraverso una rilettura personale che segue le tensioni di una interrogazione universale, Marco Tornar porta il lettore sulla soglia dell’inesplorato: in tal senso la parola diventa la porta d’accesso – per quanto a volte indecifrabile – allo spazio della ricerca ontologica.
Valeria Di Felice (Nereto 1984) fonda nel 2010 la Di Felice Edizioni. Ha pubblicato diverse raccolte poetiche tradotte in spagnolo, arabo, romeno e nederlandese e ha curato diversi volumi sulla poesia.
Nel 2018 ha tradotto il libro di racconti della scrittrice marocchina Fatiha Morchid, L’amore non è abbastanza. Nel 2023, per la prima volta in Italia ha tradotto e curato le poesie della contessa Anna De Brémont, Sonetti e poesie d’amore.
È ideatrice e curatrice della rubrica fuori copertina per Abruzzodaily.