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"Non troviamo personale". Ma cosa succede davvero dietro gli annunci di lavoro?

A sollevare il caso è una cittadina teramana che ha inviato una lettera-denuncia alla nostra redazione

"Non troviamo personale". Ma cosa succede davvero dietro gli annunci di lavoro?
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. Da anni il settore della ristorazione e del turismo denuncia una cronica difficoltà nel reperire camerieri, aiuto cuochi, baristi e personale di sala. Una narrazione ormai consolidata che punta il dito contro una presunta mancanza di disponibilità da parte dei giovani. Eppure, dietro gli annunci che si moltiplicano sui social network e sulle bacheche online, emergono testimonianze che raccontano una realtà ben diversa e che meritano di essere approfondite.

A sollevare il caso è una cittadina teramana che, chiedendo l'anonimato, ha inviato una lettera-denuncia alla nostra redazione. Il tema è quello dei cosiddetti "giorni di prova", uno strumento previsto per consentire una valutazione reciproca tra datore di lavoro e candidato ma che, secondo numerose segnalazioni, rischierebbe in alcuni casi di trasformarsi in una forma di lavoro gratuito mascherato.

Il racconto segue uno schema ricorrente. L'attività pubblica un annuncio di ricerca personale. I candidati si presentano, sostengono il colloquio e vengono invitati a effettuare una o più giornate di prova. Al termine dell'esperienza, però, non arriva alcuna assunzione. Al loro posto vengono convocati nuovi candidati che ripetono lo stesso percorso.

Il sospetto, tutto da verificare nelle sedi opportune, è che alcune attività possano alimentare una rotazione continua di aspiranti lavoratori, utilizzando il periodo di prova per coprire esigenze operative senza procedere a reali inserimenti in organico. Un meccanismo che consentirebbe di avere a disposizione forza lavoro a costo zero o quasi, mentre gli annunci restano costantemente aperti.

Naturalmente sarebbe scorretto generalizzare. La maggioranza degli imprenditori del settore opera nel rispetto delle regole e dei contratti. Tuttavia il numero crescente di segnalazioni impone alcune domande. Quante prove vengono effettuate ogni stagione? Quanti candidati vengono realmente assunti? E soprattutto, quante ore di lavoro vengono svolte senza una corretta formalizzazione del rapporto?

La questione riguarda non soltanto il rispetto della normativa sul lavoro, ma anche la dignità di una generazione spesso accusata di non voler lavorare. Se decine di giovani continuano a presentarsi a colloqui, accettano turni di prova e si rendono disponibili a lavorare nei weekend e durante l'estate, forse il problema non è la mancanza di volontà.

Le risposte spettano agli organi di controllo. Ispettorato del Lavoro, Carabinieri, Guardia di Finanza e istituzioni competenti potrebbero verificare se dietro gli annunci che rimangono aperti per mesi si nascondano semplici difficoltà di reclutamento o pratiche che meritano accertamenti più approfonditi.

Perché se il settore lamenta una carenza di personale, dall'altra parte c'è un esercito di giovani che sostiene di essere stato chiamato, provato e poi dimenticato. E tra queste due versioni della stessa storia c'è una verità che qualcuno, prima o poi, dovrà accertare.