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L'intervista

Scuola, il prof aggredito da un gruppo di studenti a Nereto: “Non smetterò mai di educare" - Video

Antonio Strozzieri dopo l’aggressione subita da quattro studenti. “La violenza non può mai essere uno strumento. Le scuse sono importanti, ma il problema è più profondo”

Il prof aggredito
Il prof aggredito
di Redazione Teramo
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NERETO. L’aggressione subita nei corridoi del Peano Rosa non ha cambiato il suo modo di intendere l’insegnamento. Antonio Strozzieri, il docente di Nereto finito al centro della vicenda che ha scosso il mondo della scuola, guarda avanti senza tentennamenti.

«Se continuerò a mettere insufficienze quando lo riterrò giusto? Certo», afferma. «Il mio compito è educare e continuerò a svolgerlo nel modo che ritengo corretto».

Il professore ammette di essere rimasto colpito da quanto accaduto. «Sono episodi che normalmente si sentono raccontare nei telegiornali, non pensi mai possano riguardarti direttamente. In quei momenti non ho capito quasi nulla, sentivo soltanto di essere spinto da una parte all’altra».

L’aggressione e la denuncia

Secondo quanto ricostruito, il docente sarebbe stato circondato da quattro studenti tra i 14 e i 15 anni al termine di una lezione. La situazione sarebbe degenerata fino a quando il professore è stato spinto contro una parete, riportando la frattura del naso.

Alla base dell’episodio ci sarebbe il rifiuto di consentire il recupero di alcune insufficienze accumulate durante l’anno scolastico.

Dopo l’accaduto Strozzieri ha scelto di rivolgersi ai carabinieri. Una decisione che rivendica con convinzione: «Non condivido l’idea di lasciar correre. Sono fatti gravi. Ho sempre insegnato ai ragazzi che il corpo di una persona è inviolabile e che la violenza non rappresenta mai una soluzione. Oggi invece molti giovani pensano che possa essere uno strumento a loro disposizione».

L’inchiesta e le possibili sanzioni

Sul fronte giudiziario la Procura per i minorenni dell’Aquila ha aperto un fascicolo d’indagine. Parallelamente resta aperto il procedimento disciplinare interno alla scuola.

Nei prossimi giorni il consiglio d’istituto dovrà pronunciarsi sulle conseguenze per i quattro studenti. Sul tavolo ci sono diverse ipotesi, dalla non ammissione all’anno successivo fino all’espulsione.

«Non mi aspetto necessariamente la sanzione più severa», osserva il docente. «La cosa fondamentale è che comprendano che ogni azione comporta delle conseguenze e che certi comportamenti non possono essere accettati».

Le scuse e il tema del perdono

I ragazzi hanno già fatto arrivare una lettera di scuse attraverso la scuola. Un gesto che Strozzieri apprezza, pur ritenendolo insufficiente. «Le scuse vanno bene, ma la questione è molto più profonda», spiega. Più complesso il tema del perdono. «Sono una persona molto religiosa e la mia fede mi insegna a perdonare. Però è un percorso sul quale sto ancora lavorando dentro di me».

“Famiglia e scuola devono tornare a educare insieme”

Per il momento il professore non tornerà in aula prima della fine dell’anno scolastico. Continua a lavorare da casa, nel suo studio di Controguerra, dedicandosi alla correzione degli elaborati. Nelle sue riflessioni emerge anche una preoccupazione più ampia sul ruolo educativo della scuola e delle famiglie. «Oggi i ragazzi sono distratti da molte cose. La famiglia ha un ruolo fondamentale e scuola e genitori devono tornare a esercitare pienamente la loro funzione educativa. Dobbiamo recuperare autorevolezza e consapevolezza del nostro ruolo».

Un principio che, sottolinea, trova riconoscimento anche nella legge: «L’insegnante è un pubblico ufficiale. È una responsabilità importante e credo che non dovremmo mai dimenticarlo».