Il personaggio
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di Antonio Monda

Un meccanismo oliato che andava avanti da anni. Era un “sistema di smistamento pazienti dializzati con regole precise” quello gestito da Roberto Palumbo, primario del reparto di Nefrologia dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma. Il medico è stato arrestato e portato in carcere nei giorni scorsi mentre intascava una mazzetta da tremila euro dall’imprenditore Maurizio Terra.
Le accuse e le prime evidenze dell’indagine
Dall’ordinanza del gip della Capitale, che ha disposto i domiciliari per il primario, emergono i dettagli della rete creata da Palumbo con una serie di centri privati romani. In cambio di denaro e utilità, il medico avrebbe “permesso la creazione di corsie preferenziali” per indirizzare i pazienti dimessi dall’ospedale verso i centri dialisi “amici”.
Secondo il giudice si tratta di “fatti gravi”, in un’inchiesta per corruzione che vede 12 persone indagate. Le intercettazioni telefoniche documentano “l’esistenza di un filo diretto tra il Sant'Eugenio ed alcuni centri dialisi” e mostrano come Palumbo mantenesse rapporti frequenti con i rappresentanti delle strutture, anche grazie al supporto di una dirigente dell’Unità operativa semplice dell’ospedale.
Alla base dell’intero meccanismo, secondo l’accusa, vi sarebbero mazzette e richieste “pressanti ed esorbitanti”. “Palumbo — ricorda il titolare della struttura privata che ha dato avvio all’indagine — mi fece chiaramente intendere che avrei dovuto sborsare 3.000 euro per paziente, facendomi capire che fosse prassi con altre strutture”.
Denaro, favori e benefici personali
Gli inquirenti stimano in 120mila euro il denaro versato dall’imprenditore, cui si aggiungono la locazione di un appartamento vicino a San Pietro, il leasing di una Mercedes e un contratto di consulenza da 2.500 euro mensili per la compagna del primario. Palumbo avrebbe inoltre potuto utilizzare tre carte di credito per ristoranti, alberghi ed esercizi commerciali, con pagamenti mensili.
L’ultimo passaggio di denaro risale al 4 dicembre: Terra consegna il contante, in tagli da 50 e 100 euro, in auto, nei pressi della sede della Regione Lazio. Nell'ordinanza vengono riportate intercettazioni che per il giudice provano la periodicità dei pagamenti. In una conversazione Palumbo afferma: “È urgente a questo punto, uno come deve fare e basta…”, mentre Terra risponde: “L’unica è cambiare sistema e finisce la storia, sennò ogni mese è così”.
Il giudice ricostruisce diversi episodi di consegna di contanti, a partire dallo scorso aprile. Per il gip, Palumbo esercitava “un controllo della destinazione dei pazienti verso i vari centri”, indirizzandoli anche in modo da raggiungere “il massimale consentito verso la Dialeur”, società della quale, di fatto, il primario detiene il 60% delle quote.
Le ammissioni degli indagati
Gli investigatori hanno già ottenuto ammissioni significative. Terra ha “sostanzialmente ammesso i fatti”, mentre Palumbo — inizialmente reticente — ha riconosciuto le proprie responsabilità nel corso dell’udienza di convalida.
Secondo il gip, la condotta del primario “va valutata come più grave” perché documenta “una costanza di comportamenti e una pervicacia” che delineano una personalità incline a reati della stessa natura. Pur avendo dichiarato di non voler mantenere il ruolo di direttore e di voler lasciare il pubblico, Palumbo “da anni mantiene la sua posizione di potere e continua a lavorare nella struttura pubblica”.
Il suo legale, l’avvocato Antonello Madeo, sostiene invece che il medico “non ha preso tremila euro in contanti per una mazzetta, ma trattandosi di utili derivanti dall’attività di imprenditore occultamente svolta rispetto alla società Dialeur”.
Il trattamento dei pazienti nelle intercettazioni
Le intercettazioni rivelano anche il modo in cui i pazienti venivano trattati. Emblematico il caso di un paziente arrivato al Pronto Soccorso con una crisi respiratoria e poi trasferito in un’altra struttura. “Noi avremmo detto magari… no, perché… che ne so’… qualcosa trovavamo per la quale doveva rimanere qua…”, commentano gli intercettati, lasciando emergere una gestione orientata più agli interessi del sistema che alle reali necessità cliniche.