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Il volume

"Storia della Seconda Repubblica", come siamo arrivati a questo punto: Bruno Vespa prova a dare risposte

Non solo Meloni e Schlein: il libro interroga anche gli altri attori sulla scena, ognuno alle prese con i propri guai

Bruno Vespa (foto: profilo Fb official)
Bruno Vespa (foto: profilo Fb official)
di Marcello Sorgi
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È difficile non seguire la politica tutti i giorni, bombardati come siamo dai messaggi di una campagna elettorale permanente che ci accompagna in tv, radio, sui giornali e sui social, cioè praticamente in ogni momento della giornata. Tal che se uno per esempio volesse isolarsi, per ritagliarsi uno spazio di vita più tranquillo, dovrebbe farlo dal resto del mondo, tanto ormai la politica attraversa tutto, dai notiziari del mattino alle conversazioni a cena con gli amici.

Ma se uno invece volesse capire com’è che siamo arrivati a questo punto, il nuovo libro di Bruno Vespa "Storia della Seconda Repubblica" prova a dare delle risposte, estraendole dalle testimonianze dei protagonisti. Soprattutto delle due donne che con ogni probabilità si confronteranno alle prossime elezioni, di qui a maggio o al massimo a settembre. E la prima cosa che colpisce è che Giorgia Meloni e Elly Schlein parlano l’una dell’altra in modo rispettoso, senza insultarsi, riconoscendo perfino (Schlein) che in una rara occasione, vedi la violenza di genere, sono riuscite a fare qualcosa insieme, partendo dalla reciproca sensibilità femminile, ed è stato un peccato non averlo ripetuto sulla legge sulla violenza sessuale.

Poi, com’è ovvio, ognuna delle due fa un peana del proprio lavoro e considera quello dell’avversaria un disastro. L’elenco dei risultati del suo governo - record di durata, non ci sarebbe neppure bisogno di ricordarlo -, per Meloni è infinito: conti in ordine, tasse in discesa per la prima volta per i cittadini e in salita, sempre per la prima volta, per banche, assicurazioni e grandi gruppi energetici, una scelta che nessuno prima d’ora aveva avuto il coraggio di compiere. Più occupazione. Più provvedimenti a favore di famiglie e imprese. Taglio del bollo auto. Aiuti per la natalità. E così via, non basterebbe questo intero articolo a riportare per intero la lista. Per concludere, la legge elettorale che (Corte costituzionale permettendo) darà il via alla Terza Repubblica, che secondo molti è invece già cominciata, con l’attuale nuova schiera di leader.

Ma su un punto, occorre riconoscere che Meloni ha ragione a sottolineare il proprio orgoglio: l’appoggio costante, gli aiuti anche in armi dati all’Ucraina invasa dalla Russia di Putin. Mentre invece c’è una delusione che attraversa esplicitamente e sotto traccia tutta la lunga intervista concessa all’autore: la dura sconfitta subita il 23 marzo di quest’anno al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, una botta pesante che la premier non si aspettava e l’ha fatta riflettere sul fatto che gli italiani invocano spesso il cambiamento, ma quando arriva l’ora di cambiare per davvero, spesso si ritraggono.

Il controcanto di Schlein non è poi troppo diverso: ha preso un partito in grave crisi, al 14 per cento, e alla prima scadenza elettorale l’ha portato al 24 (oggi ridisceso al 20-21). Ha rimesso su una coalizione uscita distrutta dalla pesante sconfitta del 2022. Ha evitato scissioni interne che ormai si annunciavano. Ha individuato i punti su cui battere per dimostrare che il governo, o non ha fatto niente in questi quattro anni, o ha fatto cose sbagliate: si veda la sanità che non è in grado di curare sei milioni di cittadini (ma soprattutto nelle regioni amministrate dal centrosinistra, annota maliziosamente Vespa), il lavoro che retribuisce i giovani così male da non poter consentirgli di pagare l’affitto, gli studenti che proprio in questi giorni protestano contro il carovita.

Il libro di Vespa interroga anche gli altri attori sulla scena, ognuno alle prese con i suoi guai: ad esempio Tajani, che sente il fiato caldo sul collo del governatore della Calabria Occhiuto, aspirante leader di Forza Italia; Salvini appena uscito da un congresso straordinario della Lega, che guida da 13 anni, in cui ha dovuto misurare un notevole dissenso interno dalla sua linea, adattata per quanto possibile al bisogno. E nei primi capitoli, come vuole appunto il titolo dedicato alla storia della Seconda Repubblica, ripercorre tutto insieme, impresa mai tentata prima, il «big bang» che portò alla nascita del nuovo regime. Con qualche nostalgia, che si coglie tra le righe, per Berlusconi, che ne è stato l’indiscusso uomo-simbolo. E anche per i suoi avversari, figli di un’altra scuola politica, e forse, in alcuni casi, troppo presto usciti di scena.