Il personaggio
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di Antonio Monda

ROMA. Il Sistema Sanitario Nazionale dopo la pandemia risulta ancora segnato da forti disomogeneità territoriali e criticità gestionali, seppur avviato verso una fase di consolidamento. Lo afferma la Corte dei conti nella Relazione al Parlamento sulla gestione dei Servizi Sanitari Regionali. Persistono significative diseguaglianze nell'erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e un evidente disallineamento Nord-Sud.
Persistono significative diseguaglianze nell'erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e un evidente disallineamento Nord-Sud. Anche l'Abruzzo tra le Regioni in piano di rientro (con Calabria, Molise, Sicilia, Campania, Lazio e Puglia) che continuano a mostrare difficoltà strutturali nonostante alcuni miglioramenti nei conti. L'aumento della mobilità sanitaria interregionale segna, inoltre, divari nell'attrattività e nella capacità di erogazione dei servizi.
Dalla relazione emerge l'aumento da 131,3 a 138,3 miliardi della spesa sanitaria pubblica riferita al triennio 2022-2024, con una crescita del 4,9% rispetto al 2023 (5,4% sul 2022) e il mantenimento di un'incidenza stabile sul PIL (6,3-6,4%, a fronte di una media europea pari al 6,9%). L'aumento, specifica la magistratura contabile, è trainato dalle voci di spesa relative a personale (+5,6%) e consumi intermedi (+7,5%), ma ridotto a un incremento reale di poco superiore all'1% a causa dell'inflazione, evidenziando una dinamica di spesa più difensiva che espansiva.Spesa privata e divari territoriali indeboliscono l'equità di accesso e l'universalità del servizio.
Nel 2024 la spesa sanitaria complessiva è stata di 185 miliardi, di cui il 74% a carico di PA e assicurazioni obbligatorie, il 22% a carico delle famiglie e il 3% a carico dei regimi volontari, con una crescita della quota riferita alla componente privata che colloca quest'ultima tra le più elevate nel raffronto con la media europea.