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Il caso

Ombre sulla morte del magistrato Francesca Ercolini: il punto sulle indagini

Sotto la lente della procura dell’Aquila indagati eccellenti, atteso l'esito di una seconda autopsia

Francesca Ercolini
Francesca Ercolini
di Luca Di Renzo
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L'AQUILA. Il caso relativo alla scomparsa di Francesca Ercolini, stimata professionista in servizio presso il tribunale di Ancona, entra in una fase cruciale.

Il Giudice per le indagini preliminari ha dato il via all'incidente probatorio affidando l’incarico al noto medico legale Vittorio Fineschi. L’obiettivo è far luce su un decesso inizialmente archiviato come gesto volontario, ma sul quale pesano oggi ombre inquietanti che spaziano dai maltrattamenti all'istigazione al suicidio.

​Sotto la lente d'ingrandimento della procura dell'Aquila, guidata dal magistrato Marco Billi e dal pubblico ministero Roberta D’Avolio, ci sono sei persone. Tra queste figura il marito della donna, l’avvocato Lorenzo Ruggeri, oltre a esponenti delle forze dell'ordine e il professionista che effettuò la prima perizia necroscopica. Le accuse ipotizzate sono pesanti: si parla di depistaggio, violazione del segreto istruttorio e omissione di atti d’ufficio.

​Fondamentale sarà l’esito della seconda autopsia eseguita al policlinico Umberto I di Roma, dopo che la salma è stata prelevata dal cimitero di Riccia in provincia di Campobasso.

Gli inquirenti stanno inoltre analizzando il contenuto del cellulare della vittima, mentre i reparti scientifici dei Ris hanno effettuato nuovi rilievi nell’abitazione di Pesaro per ricostruire la dinamica del ritrovamento. Al centro del contendere resta la congruità della versione legata all’uso di un foulard, un dettaglio che la famiglia della vittima ha sempre ritenuto incompatibile con i fatti. Tutti gli indagati respingono fermamente ogni addebito.