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di Tommaso Silvi

ASSISI. “L’auspicio è che il sole di Francesco possa illuminare il mondo, convertire le menti indurite dall’odio, indicare la via della pace, della speranza, della serena, fraterna convivenza”. Da Assisi, a ottocento anni dalla sua morte, Sergio Mattarella ripercorre la lezione del Santo per richiamare alcuni fondamenti "decisamente attuali" dei suoi insegnamenti: "La dignità di ogni persona, il rispetto del Creato, la pace".
Le parole del Presidente Mattarella
"Oggi terribili conflitti insanguinano tante parti del mondo, e addirittura in alcune parti si torna a benedire le armi e a porre gli eserciti sotto insegne religiose: Francesco ci insegna che non c’è colpa maggiore di quella di uccidere altri uomini in nome di Dio", dice chiaro l'inquilino del Colle dopo aver ricordato il tentativo fatto da San Francesco quando nel 1219, durante la quinta crociata, Francesco riuscì a incontrare, in Egitto, il sultano al-Malik al-Kamil.
Vide in lui "prima che un nemico, prima che un infedele, Francesco riconobbe nel temibile interlocutore un uomo. Un figlio di Dio e, dunque, un fratello", racconta, mettendo in evidenza il cambio di prospettiva operato dal Santo di Assisi. "Il gesto rischioso – temerario si potrebbe dire - di Francesco non cancellava la violenza, né fermava il conflitto. Disegnava piuttosto un atteggiamento di dialogo e di rispetto straordinariamente nuovo e originale nel contesto del tempo", evidenzia Mattarella. L’inquilino del Colle parla allora di un "profeta di pace, di amore, di rispetto per il Creato", il cui insegnamento "è patrimonio universale per le donne e gli uomini di tutti i tempi e di tutte le latitudini, credenti o non credenti, cristiani o fedeli di altre religioni". Definisce San Francesco il "precursore dei Santi sociali", pur mettendo in evidenza quanto non fossero "politiche" le sue risposte alle ingiustizie sociali, ma frutto di scelte intime e, per certi versi paradossali, su come vivere il messaggio del Vangelo. "Operò dentro di sé, e su sé stesso, una vera rivoluzione. Ricco sarebbe stato colui che si fosse spogliato di ogni bene. Coraggioso colui che avesse deposto la spada per parlare di pace. Nobile chi avesse fatto dell’amore e del servizio ai poveri e agli ammalati la sua missione terrena", insiste Mattarella, che mette in luce anche la difficoltà di far passare, allora come oggi, un messaggio così rivoluzionario.
"Non fu facile" per Francesco, professare ideali, "così ambiziosi, così distanti dal sentire comune. Fu incompreso, spesso deriso. A volte il suo pensiero fu persino manipolato e strumentalizzato", racconta il Capo dello Stato, tratteggiando "una figura mite, ma tutt’altro che accomodante, un animo lieto, fiducioso in Dio, e insieme sofferente per via della cupidigia, della malvagità, della brama di potere, della violenza, della stoltezza nella vita praticata dagli uomini". La "rottura concreta con l’idolatria del denaro; la sua umiltà non aveva nulla di ingenuo, nasceva da una sete esigente di verità; la sua obbedienza non fu remissività, ma una faticosa, ponderata ricerca delle ragioni superiori dell’unità del popolo cristiano e della Chiesa".
C'è poi un nuovo modo di guardare alla natura. "Per il santo di Assisi ogni essere vivente è stato creato da Dio e va rispettato e amato in quanto tale", ricorda Mattarella. Pur vivendo in cui la natura era incontaminata, lontana dalle "enormi, decisive questioni dell’inquinamento" che viviamo noi oggi, San Francesco guarda con assoluta "delicatezza e considerazione" all'ambiente che lo circonda: "Il lupo, simbolo di inconciliabile inimicizia con l’uomo, viene ammansito, non abbattuto". Infine, l'aspetto più intimo e spirituale. "Francesco e Chiara – la sua discepola, amica e sorella nelle scelte, protagonista con Francesco di quella grande opera di rinnovamento religioso e civile – erano soprattutto innamorati di Dio e del Vangelo", non dimentica Mattarella, che vede nella forza spirituale e morale del loro messaggio "una fonte inesauribile di ispirazione".
Anche Giorgia Meloni celebra il giorno di Festa. "Oggi celebriamo il nostro Patrono, San Francesco, 'il più amabile, il più poetico e il più italiano de' nostri santi' - scrive la premier sui social - Oggi ricordiamo un uomo che ha lasciato tutto per trovare tutto, un Santo che ha insegnato al mondo la gioiosa semplicità dell'amore, un italiano che ha forgiato l'identità di un intero popolo. Oggi l'Italia rende omaggio ad uno dei suoi figli più grandi, testimone di un messaggio universale che ha attraversato le generazioni e che continuerà ad illuminare il nostro cammino".
Il cardinale Matteo Zuppi
Un messaggio di pace universale, che deve riguardare tutti, con la forza del diritto e non con quella delle armi, perché anche il "nostro fratello lupo ha bisogno di pace". A queste parole il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, si affida nell'omelia per la festa di San Francesco nella basilica di Assisi dedicata al santo Patrono d'Italia. Alla presenza delle massime autorità dello Stato, a partire dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, come detto, Zuppi modella la sua omelia con un omaggio alla più celebre delle opere del Santo dei poveri, il Cantico delle creature - citato anche dallo stesso capo dello Stato - su cui si fonda la letteratura poetica del 'vulgare' italiano, perché, dice Zuppi, "frate Francesco è davvero poeta della vita", "non gioca con le parole, non enfatizza i toni pensando così di essere profondo e convincente" ma "canta in ogni condizione la bellezza tutta umana e tutta divina del creato". "Il suo e il nostro è un mondo segnato da guerre, terribili, follia che rende folli, dove l'unica ragione da cercare è la pace e la giustizia, perché solo queste fanno trovare e difendere tutte le ragioni. Laudato si' frate Francesco perché ci ricorda che la guerra non è un destino e la pace inizia da noi ed è l'unico futuro possibile".
Al cuore dell'omelia uno degli insegnamenti chiave di San Francesco che "ci aiuta a vedere" come "nessuno sia perduto, neppure il nemico, nostro fratello lupo che ha bisogno di pace e di pane. E noi possiamo darglieli e, se diamo, troviamo la pace, per lui e per noi". A 800 anni dalla morte il 'Giullare di Dio' continua "a insegnarci a essere operatori di pace, per portarla dove c'è violenza, odio, incomprensione. Si è spogliato di tutto per essere disarmato" il che "non significa affatto cedevole, accomodante, irrilevante. Il contrario" perché "disarma il lupo chiamandolo frate e, essendo per lui frate, negozia con lui". Un esempio anche "in questa stagione" di oggi in cui "siamo tentati e sedotti dalla cultura della potenza" "frutto anche di enfasi mal riposte e di sfacciati ed enormi interessi economici, di nazionalismi che rovinano le nazioni, di campagne che creano il nemico invece di cercare quello che unisce". Invece San Francesco "scrive ai reggitori delle nazioni perché scelgano la pace. Non c'è tempo da perdere, perché la sofferenza è enorme, il divisore complica le soluzioni, imbroglia le menti, fa credere - che imbroglione - che la pace la troviamo con le armi e non con il dialogo e il diritto".
"Un operaio che ha lavorato con gran frutto nella vigna del Signore" lo definisce Papa Leone XIV nell'Angelus da piazza San Pietro, ricordando che "Gesù stesso chiese di riparare la sua Chiesa" e lui, "uomo di preghiera ardente, pieno di carità verso tutti, fu esempio per i primi frati che condivisero la sua ascesi come autentica condizione per la riforma della Chiesa. San Francesco l'ha riparata in virtù della fede nel Signore Gesù, sanando le crepe della discordia con la testimonianza dell'amore fraterno".