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Sanità

La visita? Fissata al 2029: il caso in Abruzzo che racconta il caos delle liste d'attesa

La segnalazione arriva dal Teramano e riguarda un esame di eco color doppler dei tronchi sovraortici

L'ospedale di Teramo
L'ospedale di Teramo
di Giancarlo Falconi
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In Abruzzo per una visita si può aspettare fino al 2029. Questo emerge da due casi emblematici documentati da AbruzzoDaily. Ma andiamo con ordine.

Un problema nazionale

Le liste d’attesa sanitarie in Italia rappresentano un problema strutturale, determinato dalla carenza di personale e da diffuse inefficienze organizzative. Il sistema, tuttavia, è oggetto di un processo di evoluzione che prevede l’introduzione di nuovi strumenti e interventi normativi. Tra questi, la Piattaforma Nazionale per le Liste d’Attesa (PNLA), pensata per il monitoraggio dei tempi, e i decreti legislativi — tra cui il n. 73 del 2024 — finalizzati al rafforzamento dei Cup unici e delle tutele per i cittadini. Le nuove disposizioni introducono l’obbligo di adesione ai Cup anche per i privati accreditati e prevedono sanzioni in caso di superamento dei tempi massimi di attesa: 30, 60 e 180 giorni rispettivamente per le classi A, B e C.

Le  classi di priorità

I cittadini possono intervenire segnalando i casi alle direzioni sanitarie e agli assessorati regionali competenti, utilizzando anche i moduli messi a disposizione da Cittadinanzattiva, e verificando i tempi attraverso i portali regionali e nazionali.

Le priorità e i tempi massimi di attesa — indicativi anche per le visite, oltre che per i ricoveri — sono così definiti:

- Classe A: attesa massima di 30 giorni.

- Classe B: attesa massima di 60 giorni.

- Classe C: attesa massima di 180 giorni.

- Classe D: attesa massima di 12 mesi per i ricoveri.

 Le segnalazioni in Abruzzo

In questo contesto si inserisce un caso emblematico registrato nel territorio Teramano. Due segnalazioni riguardano un esame di eco color doppler dei tronchi sovraortici: la prima con appuntamento fissato al 14 febbraio, data simbolica di San Valentino; la seconda al 19 febbraio, giorno di San Corrado. Un dettaglio che colpisce è l’anno indicato per le prestazioni: non il 2026, né il 2027 o il 2028, ma il 2029. Un’attesa che, in caso di diagnosi infausta, renderebbe la prestazione di fatto inutile.