Editoria
FIEG e Sindacati degli edicolanti incontrano il Sottosegretario Barachini
di Redazione cronaca

L’AQUILA. Giù le mani dal Guerriero di Capestrano. La statua che ritrae un guerriero dell’antica popolazione dei Vestini, diventata il simbolo dell’Abruzzo è finita al centro di una serie di polemiche che vorrebbero l’antico Guerriero abruzzese, secondo uno studioso documentarista, non scolpito nel VI secolo a.c. ma addirittura negli anni 30 del novecento, in pieno ventennio fascista. Il documentarista si chiama Alessio Consorte che asserisce che la statua sia un falso e presenta delle prove più documentali che scientifiche.
Non entriamo nel merito della documentazione presentata dal dottor Consorte, che merita assolutamente tutto il rispetto possibile, ma un dubbio ci viene e allora sarebbe giusto che si faccia chiarezza su questa vicenda. La storia del Guerriero di Capestrano parte dal 1934 quando degli scavi a Capestrano portano alla luce la statua. Gli studiosi dell’epoca basandosi su alcuni dati (la forma, le iscrizioni, il materiale, l’usura) datano la statua al VI secolo avanti Cristo.
Nel 2022 la Regione Abruzzo, dunque quasi un secolo dopo il ritrovamento e la datazione, lo sceglie come simbolo della Regione e pone la sua figura all’interno dello stemma. A quel punto interviene il dottor Alessio Consorte che, all’interno di un documentario, espone le sue tesi sull’autenticità della datazione e, di conseguenza, della statua. Nasce da qui un contenzioso con il Ministero della Cultura che diffida lo stesso Consorte a utilizzare l’immagine del Guerriero. Gli vengono negati anche alcuni esami sulla statua perché, secondo il Ministero, sono state già effettuate. La battaglia va avanti.
È facile, a questo punto, fare il paragone con un altro caso controverso: la Sacra Sindone conservata nel Duomo di Torino. L’immagine di Cristo impressa sul lenzuolo al momento della Risurrezione è da secoli al centro di discussioni, esami, analisi, controversie storiche portati avanti da studiosi vari. Il tutto ruota intorno alla datazione. Così è anche per il Guerriero di Capestrano. Chiediamoci solo perché qualcuno avrebbe avuto bisogno di realizzare dei falsi in questi due casi.
Per dare forza a una religione che ne aveva già in quel periodo? Per far vedere che l’Abruzzo ha una storia ultramillenaria e che gli è universalmente riconosciuta. A volte si resta basiti davanti a queste situazioni. Il Guerriero di Capestrano, nel frattempo, osserva, conservato nella sala del Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo che si trova a Chieti alla quale possono accedere tutti e farsi una propria idea.
Così come la Sindone che ogni 25 anni viene esposta con l’ostensione solenne e ognuno può farsi una sua idea. Chi ha avuto la fortuna di vedere entrambi può solo dire: mettiamo da parte le polemiche, al solo guardarli l’emozione che si prova è forte e nessuna polemica può sopirla. Così come l’Abruzzo: forte e gentile.