Abruzzo Daily

Logo
Logo
Le carte

Famiglia nel bosco, spunta un dettaglio choc: cosa è successo il 24 luglio 2025

Dalle carte del processo emerge un elemento che, più di altri, definisce il contesto in cui la famiglia anglo‑australiana aveva scelto di vivere

La famiglia nel bosco
La famiglia nel bosco
di Tommaso Silvi
3 MINUTI DI LETTURA

L'AQUILA. Un dettaglio contenuto nelle motivazioni della Corte d’Appello dell’Aquila restituisce con particolare chiarezza la portata della vicenda della «famiglia nel bosco». Nel decreto con cui, venerdì 19 dicembre, i giudici hanno respinto il ricorso dei coniugi Trevallion-Birmingham contro la sospensione della responsabilità genitoriale, si legge che «i minori, inizialmente privi di un medico di base, hanno effettuato la prima visita pediatrica il 24/7/2025». All’epoca i tre bambini avevano tra i sei e gli otto anni. Un elemento che, più di altri, definisce il contesto in cui la famiglia anglo‑australiana aveva scelto di vivere: una quotidianità isolata nei boschi di Palmoli, nel Chietino, rivendicata come scelta consapevole ma che, secondo i giudici, ha prodotto gravi omissioni sul piano sanitario e sociale. È proprio da queste lacune che nasce la decisione – definita dalla Corte «severa» ma «temporanea» – di sospendere la potestà genitoriale.

La salute della figlia minore: una bronchite mai segnalata

Tra gli aspetti più critici evidenziati nel provvedimento c’è la condizione della figlia più piccola. Al momento dell’ingresso in comunità, la bambina presentava «bronchite acuta con broncospasmo non segnalata e non curata dai genitori». Una situazione che, secondo gli atti, sarebbe stata aggravata dalle condizioni dell’abitazione: una piccola casa nel bosco, con infissi danneggiati e scarsamente protetta dal freddo. Nel periodo precedente all’intervento delle istituzioni, i Trevallion avevano mostrato una forte diffidenza verso i controlli sanitari, sostenendo di voler garantire ai figli «una vita all’insegna della natura ed al riparo dalle influenze mediatiche nocive». Una convinzione che li aveva portati a interrompere il ciclo vaccinale e a non eseguire esami e visite richieste dalla pediatra, tra cui accertamenti ematochimici e una valutazione neuropsichiatrica.

Il cambiamento dopo l’intervento del tribunale

Il provvedimento descrive però anche un’evoluzione successiva. Dopo l’allontanamento dei bambini, la coppia ha iniziato a collaborare con i servizi sanitari, accettando controlli e indicazioni mediche. Una trasformazione interpretata dai giudici come segno di volontà di recupero e come risposta al rischio concreto di perdere definitivamente la possibilità di ricongiungersi con i figli.

Istruzione parentale: non la scelta, ma le procedure mancate

Un quadro simile emerge sul fronte scolastico. L’istruzione parentale non viene contestata in sé, ma è la mancata osservanza delle procedure – comunicazioni alla scuola del territorio e dichiarazioni annuali – a pesare nel giudizio. Solo dopo l’intervento della difesa e grazie al coinvolgimento del sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, la famiglia ha accettato il supporto di un’insegnante specializzata in homeschooling.

La fuga dai servizi sociali e il ritorno mesi dopo

Il punto più critico riguarda però il rapporto con i servizi sociali. «Prima che il nucleo potesse essere preso in carico dal servizio medesimo, la famiglia ha fatto perdere le proprie tracce», annotano i giudici. La coppia aveva infatti lasciato improvvisamente il territorio, per poi rientrare solo dopo alcuni mesi. Un comportamento interpretato come una sfida alle istituzioni, oggi ritenuta superata.

I bambini in comunità: adattamento rapido e nuovo ascolto in tribunale

Nel frattempo, i tre minori hanno mostrato una buona capacità di adattamento nella casa famiglia, instaurando relazioni con i coetanei. Saranno ascoltati nuovamente dal tribunale, questa volta senza la presenza dei genitori e «con un interprete, in condizioni che consentano ai minori di esprimersi al riparo di condizionamenti».

La prospettiva dei giudici: separazione temporanea e ricongiungimento possibile

Nelle conclusioni, la Corte richiama la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo: l’allontanamento dei minori è un’ingerenza ammessa solo se necessaria per tutelare il loro interesse e deve rimanere temporanea. Da qui l’indicazione finale: «l’obbligo positivo di adottare misure per agevolare il ricongiungimento familiare appena ciò sia ragionevolmente fattibile». La separazione, dunque, non è pensata come definitiva, ma come un passaggio volto a colmare lacune ritenute troppo gravi per essere ignorate.