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L'iter

Cascina Spiotta, uccisione del carabiniere Giovanni D’alfonso ad opera delle Brigate Rosse: sentenza vicina

Il figlio Bruno attende giustizia dopo cinquant’anni dai tragici fatti

Un omaggio e il ricordo
Un omaggio e il ricordo
di Luca Di Renzo
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REDAZIONE CRONACA. La Corte d'assise di Alessandria si prepara a scrivere una pagina definitiva sui tragici eventi della Cascina Spiotta. Se l'iter giudiziario non subirà rallentamenti, la sentenza di primo grado è attesa entro la metà dell'anno, mettendo un punto fermo su una vicenda che scosse l'Italia cinquant’anni fa. In aula, la presenza costante di Bruno D'Alfonso testimonia una ricerca di giustizia mai interrotta per il padre.

Le Brigate Rosse

Il figlio del carabiniere Giovanni D'Alfonso, caduto durante lo scontro a fuoco con le Brigate Rosse, ha seguito ogni udienza, osservando il passaggio di figure chiave di quegli anni di piombo. Durante un recente incontro con gli studenti a Chieti, in occasione della presentazione del Calendario Esercito 2026, D'Alfonso ha espresso perplessità sulla sincerità degli ex brigatisti. Secondo il militare in congedo, «molti protagonisti continuano a mantenere una linea di riservatezza e compartimentazione tipica dell'epoca».

Responsabilità individuali

L'attenzione si sposta ora sulle responsabilità individuali. Se Lauro Azzolini ha già rilasciato ammissioni parziali, resta il nodo della partecipazione di altri esponenti come Margherita Cagol e il ruolo di Mario Moretti, quest'ultimo evocato sotto il profilo del concorso anomalo.

Tenacia dei familiari

Nonostante i silenzi di figure come Nadia Mantovani, la tenacia dei familiari e l'accuratezza delle indagini della Procura lasciano presagire che la verità sia ormai a un passo. La giustizia per l'arma dei carabinieri e per le vittime del terrorismo sembra finalmente trovare un approdo concreto.